Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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Ma siamo sicuri?

Finora non sono ancora rimasta incinta. Due settimane fa, a causa di influenza ed esami pericolosi in gravidanza, sono stata decisamente contenta quando mi sono arrivate le mestruazioni. E, devo dire, mi è un po’ passato l’entusiasmo. Forse perché penso a tutte le cose che IO voglio fare nella vita, forse perché non mi piace non avere la situazione sotto controllo, non sapere se di qui a tre mesi sarò libera di fare quello che voglio o se invece sarò confinata sul divano per una gravidanza a rischio, ma il risultato è che mi sta passando l’entusiasmo. Non so se ho voglia di essere incinta, sinceramente. Non so se ho voglia di fare nove mesi con la panza e poi trovarmi in una sala parto e tornare a casa con un esserino urlante. Ma, soprattutto, non so se ho voglia di avere a che fare con la gente, prima, durante e dopo la gravidanza. Avere a che fare coi consigli delle ignoranti e delle super-esperte fissate con il parto naturale o l’allattamento. Avere a che fare con i consigli delle nonne. Avere a che fare con altre mamme a scuola, in piscina, in palestra. Dio me ne scampi! Non so se ce la posso fare. In un pomeriggio nebbioso e umido come questo forse mi sorprendo a sperare di essere sterile. Così non devo nemmeno decidere.

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Le attività extra-scolastiche

Io sarò una futura mamma degenere o pigra, lo ammetto, ma proprio non capisco il motivo che spinga molti genitori ad iscrivere i propri figli a un sacco di attività extra-scolastiche. E magari poi hanno il coraggio di lamentarsi che i bambini hanno troppo da studiare! Oggi tutti i bambini che conosco fanno almeno un’attività, poi ci sono gli sfortunati che ne fanno due o addirittura tre o quattro. Io penso che sia giusto dare ai propri figli l’opportunità di fare cose al di fuori dello studio e per questo motivo è probabile che un bambino proverà diverse attività prima di scegliere quella che gli piace. Poi, si sa, i bambini cambiano gusti e magari da un anno all’altro dimenticano ciò che fino a qualche tempo prima era una passione. E lo sport è sempre una bella cosa. Però, però… ci sono un po’ troppi bambini che fanno troppe cose: siamo sicuri che ci vadano perché interessati, o invece sono i genitori che hanno piacere a mandare Carlotta a danza, Filippo a equitazione, Lavinia a nuoto sincronizzato? A me sembra che nella nostra complicata settimana lavorativo-scolastica sia già difficile inserire un’attività, figuriamoci 2 o 3! A che pro, poi? Facendo troppe cose, non si fa bene niente. Mamme stressate: sempre di corsa tra la scuola di danza di una e la piscina, tra la scuola e l’asilo. Macchine in giro a produrre inquinamento, perché si viaggia con bambini pluri-zainettati con i libri di scuola, la merenda, la borsa di danza, quella di nuoto, la cartella di disegno. Bambini che, nonostante queste attività motorie, sono più cicciottelli di noi che semplicemente camminavamo, correvamo e andavamo in bicicletta. E poi, questi bambini, sono trasformati anzitempo in piccoli adulti con una serie di doveri: dalla mattina al pomeriggio, a scuola. Poi le attività. Poi i compiti. E quando giocano? E quando si rilassano? La cosa che poi mi colpisce è che nessuna mamma ammette che il proprio figlio va malvolentieri a queste attività. Sembra quasi un fallimento personale, uno smacco. C’è la gara a chi ha il figlio più bravo e più bello. Persone noiose hanno finalmente qualcosa di cui parlare perché possono raccontare della gara di nuoto o del saggio di danza. Io ho visto dei saggi di danza: poche bambine ballavano. Le altre si muovevano legnosamente fuori tempo. Va be’, direte voi, una mica ci va per diventare ballerina, ci va per divertirsi e fare movimento. E’ vero, però tutto questo pullulare di scuole di danza a me fa solo pensare a un allevamento intensivo di veline sculettanti, proprio perché le bambine non imparano a ballare qualcosa (valzer, tango, cha-cha-cha, quel che volete) ma imparano a ballare “danza moderna” ovvero a sculettare a ritmo di musica e a muoversi (nel migliore dei casi) sensualmente a un’età secondo me poco consona per queste cose. E così ho un’amica che manda la figlia a danza, musica, catechismo e nuoto, impegnandole tutti i pomeriggi e costringendola a una vita stressante da piccola adulta, sballottata di qui e di là (perché poi ovviamente la madre non è a casa per poterla scarrozzare). Quando la figlia si è dichiarata stufa dell’inutile corso di danza, la mamma si è prodigata per convincerla a continuare. Se poi penso allo spreco di soldi di queste cose, vado in bestia. E’ un insulto alla miseria fare cose inutili, controvoglia, solo per farsi vedere! O per soddisfare le aspirazioni frustrate dei genitori!

Ovviamente, il discorso non si applica a quei bambini che davvero vogliono nuotare o ballare o sciare o imparare a suonare. Ma quanti sono, veramente? E come mai sono diventate di moda cose come la danza, che di sport ha veramente ben poco e serve solo a far arricchire sedicenti insegnanti?