Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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Troppo bello per essere vero?

E siamo alla fine. Settimana scorsa, visita dalla ginecologa e prima ecografia, a 7+6. Però l’embrione era di 4,3 mm che, secondo le tabelle di accrescimento, corrispondono a 5 settimane di gestazione. Però c’era un battito cardiaco. Io sapevo di dovermi aspettare un embrioncino ben formato con il cuore che batteva forte e quindi ho subito chiesto quali erano le previsioni, spiegando anche che in nessun caso potevo aver concepito più tardi, dato che monitoro l’ovulazione e so quando ho ovulato e quando ho concepito con una ragionevole certezza. Ragionevole certezza che può farmi sbagliare di qualche giorno (3/4) ma non di tre settimane (anche perché non avendo avuto rapporti dopo il 28 maggio e avendo avuto il test positivo il 4 giugno c’è poco da post-datare!).

Morale della favola: mi becco un cazziatone dalla ginecologa (ora ex!) che mi dice che sono troppo negativa, che devo stare calma (ero calmissima), che lei vede un sacco di casi così. Mi dà gli esami del sangue del secondo mese, mi fa una tirata lunghissima sugli esami prenatali e mi dice di prendere tutti gli appuntamenti del caso. Però ci rivediamo settimana prossima.

Esco incazzatissima per come mi ha liquidato. Per come non mi ha spiegato. Per come non mi ha dato retta quando le dicevo che sapevo quando ho ovulato. Per il suo ottimismo antipatico. Decido di non fare gli esami del sangue perché non voglio perdere tempo e sprecare soldi dei contribuenti per esami che potrebbero non servire. Prendo appuntamento per i test prenatali, passando ore al telefono con gli ospedali. Aspetto.

Ieri seconda ecografia: embrione ancora di 4,3 mm. Camera gestazionale presente. Battito assente. La ginecologa dice “Mi dispiace” e io invece vorrei darle una sberla, perché a me non dispiace per niente. Sono preparata, non mi dispiace. Mi dispiace di aver perso tempo, ma sono contenta di non aver dato retta a lei e al suo ottimismo superficiale perché altrimenti sì che mi sarei disperata, ieri, perché avrei avuto delle speranze e sarei rimasta malissimo. Invece io no, non mi ero fatta illusioni, non potevo. Razionalmente sapevo che se l’embrione era così indietro nello sviluppo non c’era da aspettarsi un miracolo, e ho avuto ragione.

Diagnosi di aborto interno. Raschiamento giovedì prossimo (se non mi arrivano le sante mestruazioni). Back to the drawing board.

Come mi sento? Dispiaciuta, ma non troppo. Più che altro sono preoccupata per il futuro. Questo embrione alla fine non si è potuto sviluppare, si è arrestato a 5 settimane gestazionali (quindi lui era di 3 settimane) e questo vuol dire che la natura ha capito che c’era qualcosa di grave. La natura ha quasi sempre ragione. Se seleziona, non sbaglia. Però sono dispiaciuta, perché ho perso altri 3/4 mesi. Perché invecchio. Perché abbiamo gli spermatozoi lenti. Perché mio marito ha un caso di gravi handicap in famiglia e ciononostante la mia ginecologa non ha ritenuto opportuno farci fare il cariotipo. Perché io so di essere carente di acido folico e vitamina B12 (possibili cause di aborto) e ciononostante la ginecologa non ha ritenuto di farmi fare un dosaggio, ma mi ha semplicemente detto di prendere degli integratori. Eh, sì. Ma se ho un difetto di assorbimento gli integratori mi fanno una pippa. Ma a lei cosa interessa? E poi adesso ho paura. Paura di non riuscire più a rimanere incinta. Paura di riuscirci e di avere un altro aborto. Paura di non abortire e di avere un feto malformato e dover prendere una decisione io, al posto della natura. Paura. Paura. Paura.

Non sono triste, ma ho paura. Per adesso ho deciso di procedere da sola a farmi fare i dosaggi vitaminici. Poi farò un colloquio con un genetista a cui spiegherò le nostre situazioni e così vedrò se fare un cariotipo e le indagini per la trombofilia. O qualsiasi altra cosa ci consiglierà.

La cosa che mi fa arrabbiare è che mi sono lasciata un po’ prendere dalla gioia e, dopo settimana scorsa, l’avevo detto a qualcuno. Mai essere positive. Mai. A me non può succedere che vada tutto bene. Io devo sempre stare attenta, non devo mai cantar vittoria, devo sempre aspettare all’ultimo. Non sono fortunata. E’ questo che mi deprime, perché una gioia così grande come un figlio per me sarà comunque sempre ricca di angosce fino a quando non lo vedrò in faccia e non saprò che è sano e normale.