Stuck in the (not) mom(ent)

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Non posso crederci

Non posso crederci nemmeno io. Due anni fa scrivevo le stesse cose che penso ancora oggi, con la differenza che ho altri tre aborti sulle spalle. Se mi avessero detto che sarei stata una poliabortiva non ci avrei mai creduto. Se mi avessero detto che dopo il secondo aborto avrei continuato, non ci avrei mai creduto. Io no. Invece sono qui. Perché non c’è nessuna causa, perché non si è trovato niente. A febbraio 2011 ho avuto l’OK per riprovare a cercare una gravidanza dopo lo spauracchio del CIN3 e sono rimasta subito incinta. E immaginate la mia gioia quando l’ho scoperto, ai primi di marzo. Mi sembrava un premio: dopo un aborto e dopo tanta paura, ecco almeno una notizia positiva. Avevo tanta, tantissima paura, ma non mi sarei mai aspettata di vedere una camera gestazionale vuota all’ecografia. E così ho imparato cosa sia un uovo chiaro o gravidanza anembrionica. Ho monitorato la mia gravidanza senza inquilino per tre settimane finché non ci sono stati più dubbi sul fatto che si trattasse di un altro aborto. Ho voluto aspettare che il mio corpo facesse tutto da solo. Ho aspettato altre 4 settimane, con un niente in pancia, volendo vivere l’esperienza fisica dell’aborto, volendo vedere, volendo provare. Ma non è successo niente. Sono stata sotto controllo per quelle settimane ma alla fine il ginecologo ha deciso di farmi l’isterosuzione e così, il giorno del mio decimo anniversario di matrimonio, eccomi all’ospedale per i prelievi del sangue e, tre giorni dopo, eccomi in sala operatoria. No, ora non lo rifarei più, non aspetterei più che la natura faccia il suo corso. Non so come ho avuto la forza di vivere quelle settimane e di uscire e andare in giro come se nulla fosse. Non lo so. Ero un’altra persona.

E scopro che il mio bambino era un maschietto con sindrome di Down in mosaicismo. Un caso, niente di ereditario. E dopo il raschiamento ovviamente ho fatto tutta la trafila degli esami del sangue per la poliabortività. Tutti, non ho tralasciato nulla. Anche indagini genetiche più approfondite del normale, vista la situazione della sorella di mio marito. Non è saltato fuori niente. Niente. Niente. Nessun valore sballato, nessuna piccola anomalia, nessun possibile motivo. Sono perfetta, apparentemente, eppure non riesco a fare una cosa che riesce a persone anche molto più imperfette di me, che ironia.

E poi si aggiunge la frustrazione mentale, i sensi di colpa per il fatto di non essere capace di lasciar perdere, di fregarsene. E poi passano i mesi e si entra in un’altra ottica. Ci si riprende la propria vita, ci si rialza dalla batosta, si decide che ormai tutto quello che si poteva fare lo si è fatto, in termini di vita regolare, sport, dieta, vitamine, riduzione drastica dell’alcool, riduzione a zero delle sigarette. E’ tutto pronto per un bambino, che non arriva. E nel frattempo si vive, si esce, si viaggia, si fanno progetti, si cerca di dimenticare e di non pensarci più con assiduità. Ed è proprio allora che il destino ne combina un’altra delle sue. Quando meno te l’aspetti, un test positivo. E in questo caso parti già con l’idea che non funzionerà, e ti sembra di rimanerci meno male. Alla mia terza gravidanza mi sono arrivate le perdite. Le famose perdite che vogliono dire tutto o niente, che secondo tantissime donne sono normali e non significano certo aborto. Perdite che possono capitare. Basta fare un giro al pronto soccorso e sarà un distacco. Basta il riposo. E invece no. Nel mio caso non poteva essere così. Nel mio caso era un aborto in atto, una situazione di una chiarezza totale, non c’erano dubbi che fosse una gravidanza non evolutiva. E così me ne sono tornata a casa, ho avuto i miei dolori e ho provato cosa vuol dire, e una settimana dopo ero già fisicamente in perfetta forma, come se niente fosse successo.

Ma di nuovo i medici ripetono che fino a tre può essere normale, che il fatto di rimanere incinta è un buon segno. Io cerco conforto nel fatto che mio marito ha avuto un’infezione spermatica completamente asintomatica, ma chissà… magari la causa dell’aborto n. 2 e n.3 è stata quella. Qualche spermatozoo danneggiato. E con grande piacere accogliamo la notizia che l’infezione è debellata. Per estrema precauzione mi viene prescritta eparina alla prossima gravidanza, perché non si sa mai. Infatti ho la famosa mutazione MTHFR omozigote che mi impedisce di assimilare l’acido folico correttamente, anche se l’omocisteina e gli altri valori della coagulazione sono perfetti. Non si sa mai. Via di eparina al test positivo e via di Folina e Benexol quotidianamente. E così passa l’estate, scandita dalla regolarità dei miei flussi mestruali. E arriva l’autunno, e il mare e il relax. E arriva il mio compleanno, il giorno in cui sarei dovuta diventare mamma, perché il mio bambino n.3 avrebbe dovuto nascere un giorno prima del mio 41esimo compleanno. E io sono triste perché invece aspetto le mestruazioni. E invece no: colpo di scena e grande regalo di compleanno. Un test positivo! Che bel regalo, che bel compleanno ho passato. Ho immaginato che ormai toccava a me. Ne ho già passati tre, questa volta tocca davvero a me. E’ un segno, il positivo al mio compleanno. E poi ho preso tante vitamine, e poi lui è guarito, e poi faccio l’eparina, e poi ho fatto tantissimo sport e sono in forma. Ma non ho nemmeno il tempo di pensarci troppo che lo perdo, alla 5+4. Io, che conosco bene il mio corpo, lo capisco tre giorni prima. Lo capisco. Mi sveglio diversa, mi sento meno incinta. In quei tre giorni i sintomi che tanto mi facevano sperare, perché rassicuranti, svaniscono uno dopo l’altro. E arriva l’ennesimo ciclo. La ginecologa constata che non c’è più nulla all’interno. Tutto a posto.

E si riparte. Da fare ci mancano pochissime cose, e le programmiamo: curva glicemica e insulinemica per me, biopsia endometriale proprio per non tralasciare nulla e indice di frammentazione del DNA spermatico per lui. E poi, cosa faremo? L’idea di avere degli esami, degli appuntamenti, aiuta a tener impegnata la mente, ci fa sentire come se stessimo facendo qualcosa di attivo. E intanto ci riproviamo: non mi voglio arrendere, non voglio, non è giusto.

E sono quasi convinta di esserci riuscita. Ci devo essere riuscita, voglio essere anche io come una di quelle che ce la fa il mese successivo ad un aborto. Voglio anche io una bella notizia. E’ quasi Natale. Le mestruazioni sono previste per oggi e io oggi faccio un test, che mi sbeffeggia con la sua unica linea. No, mi dispiace, niente regali di Natale per te.

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