Stuck in the (not) mom(ent)

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Io non sono come loro

Mai come in questi anni si è rafforzata in me la convinzione che sarei una mamma totalmente diversa dalle altre, così come sono una donna diversa anche nella ricerca della maternità. Sono una donna uomo, questo è il mio “problema”. Problema non perché io lo viva come tale ma perché mi rende impossibile entrare in sintonia con le altre donne. Quelle che cercano un figlio perdono completamente il senso della realtà, diventano irrazionali e non riescono ad essere obiettive. Quelle che diventano mamme passano automaticamente in un’altra categoria. In questi anni ci ho provato a frequentare siti e forum dedicati alla ricerca di una gravidanza, ma niente… non riesco a legare con nessuna, perché anche quelle apparentemente più acculturate e razionali poi cadono nei soliti luoghi comuni del non arrendersi, del voler trovare la causa anche quando la scienza non sa più cosa dir loro, del cambiare un ginecologo dopo l’altro, del passare da una tecnica all’altra giusto per tentarle tutte, anche senza che ci siano evidenze a dimostrare che tali tecniche possano servire. Per non parlare di quelle che, dopo anni di tentativi, approdano all’ovodonazione come ultima spiaggia per avere un figlio in pancia. E lì no, non ce la posso fare. Non riesco a capirle e a non giudicarle. Secondo me a un certo punto bisogna dire basta: è troppo comodo arrivare a 40 anni e voler un figlio anche quando l’orologio biologico dice che è tardi. Se non si è riuscite prima, vuol dire che è il caso di accettare che sia così. Oppure adottare, cosa non facile e non rapida, e pure costosa. Ma, del resto, a sentire le fautrici dell’eterologa, anche l’ovodonazione non è una scelta indolore ed economica. E allora perché ostinarsi a voler essere incinte? Perché queste donne non riescono a scindere l’essere mamma dal portare in pancia un figlio?

Io sono contro l’eterologa. Non mi va che si costruiscano bambini in laboratorio prendendo un pezzo di qui e un pezzo di là, usando due genitori biologici che non si sono mai conosciuti e mai si conosceranno, dato che uno dei due, o addirittura entrambi, sono donatori. Un figlio deve essere figlio di due persone che si sono incrociate nella loro vita, che hanno condiviso qualcosa. Certo che ci sono i figli nati da stupri, o da incontri di una notte, o da genitori che non li volevano, che discorsi. Ma ciò non toglie che comporre un essere umano a tavolino per me è aberrante. Per non parlare del fatto che la cosa si presta a tante speculazioni economiche, allo sfruttamento, alla scelta “sul catalogo” come fanno negli Stati Uniti. E per non parlare dei rischi che si corrono a prendere materiale genetico di sconosciuti, che viene testato per le malattie più comuni e basta, e del fatto che prendendo donatori stranieri si mischiano i geni di diverse etnie facendo viaggiare malattie (come potrebbe essere la talassemia) anche in luoghi dove prima non c’erano. Ma queste donne non ci pensano, non si fermano a riflettere su queste cose. Le più profonde riflettono sull’accettazione del figlio non biologicamente loro, alcune si spingono anche a pensare al possibile sfruttamento delle donatrici, ma la gran parte è talmente presa dal desiderio di essere incinta e di vivere una gravidanza che se ne frega bellamente. Va alla clinica, sceglie una donatrice coi suoi stessi colori, e poi non ci pensa più. Molte si interrogano sul fatto se sia giusto o no dirlo ai figli, ma molte altre decidono di non dirlo e basta. Il massimo della scorrettezza verso un figlio che magari un domani potrà aver bisogno di ricostruire la sua storia medica e invece sarà all’oscuro di una cosa così importante. E ovviamente, guai a dire di essere contrari all’eterologa! Basta dirlo per essere accomunati ai peggiori bigotti beghini ignoranti che non distinguono l’inseminazione intrauterina dalla fecondazione in vitro e che pensano che tutte queste cose siano contro natura. Non c’è dialogo insomma. Da una parte gli estremisti che vieterebbero tutto e dall’altra chi invece permetterebbe tutto. Senza limiti di età, ovvio, così poi ci ritroviamo con genitori ultrasessantenni. E io invece mi trovo nel mezzo, e non vado d’accordo con nessuno. Ma il sano buonsenso?