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Infertilità vs. abortività

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Agli occhi di chi sta fuori, una coppia senza figli è una coppia senza figli. Non c’è riuscita. Ma la verità è che essere infertili ed essere poliabortive è totalmente diverso. Non sto dicendo che si soffre di più ad essere poliabortive, come sono io. Non posso dirlo perché io non sono infertile e non so cosa voglia dire non avere mai un test positivo e magari non trovare mai la causa dell’infertilità, perciò non posso fare paragoni.

Chiaramente poliabortiva una lo diventa dopo un certo numero di aborti, per cui potebbe sembrare che, dopo un solo aborto, lo stato d’animo non sia tanto diverso da quello di una donna “normale”. Ma non è così. Dopo un aborto, non si è più serene al 100%. Dopo un aborto ci si chiederà per sempre se succederà ancora. Poi potrebbe essere che non succeda più, come nella maggior parte dei casi, e quindi probabilmente si viene a patti con l’aborto, lo si relega in fondo alla memoria. Ma nel momento in cui una donna fa un test di gravidanza dopo aver avuto un aborto, non prova la gioia sconfinata di chi ha atteso quel positivo con trepidazione. Prova spavento, ansia. Ha paura di rivivere ancora quel brutto momento in cui le hanno comunicato che non c’era battito, oppure di trovare delle perdite di sangue da un momento all’altro. L’innocenza e la gioia dei nove mesi di gravidanza sono persi per sempre, dopo un aborto. La cosa in assoluto più brutta, per quanto mi riguarda, è sentirsi dire certe cose da chi non ci è mai passato. Capita addirittura che un’infertile ti dica: “Non sai cosa darei io per vedere un positivo ogni tanto“, ma è un’affermazione stupida. Tu, infertile, certamente vorresti vedere un positivo, ma sono sicura che vorresti pure che quel positivo durasse nove mesi. Sai cosa vuol dire vedere un positivo e illudersi, volare con la mente, e poi trovarsi con un aborto in atto? No, non lo sai. Così come io non so quanto sia dura veder passare gli anni senza mai avere un positivo. Io posso dire che, alla luce della mia storia, avrei preferito di gran lunga non essere mai rimasta incinta piuttosto che subire quattro aborti.

Un’altra cosa dolorosa da sentirsi dire è: “Sii più positiva“, quando comunichi che sei incinta. Come se poi, quando va male, fosse colpa tua che non sei stata abbastanza felice alla vista del test. Come no. Certo che ero felice. Io sono stata felice al secondo test positivo, ma non per questo non ero preoccupata. Al momento della prima ecografia, quando si è vista solo la camera gestazionale vuota, ho anche sperato che l’embrione comparisse dopo. Ma vi do una notizia: se le cose promettono male, di solito vanno male. Inutile perdersi nei forum a cercare tutte quelle storie di donne che hanno avuto perdite per nove mesi e però hanno avuto i loro figli, o di quelle che raccontano che a 8 settimane di gestazione non c’era l’embrione e poi è apparso. Di solito sono storie false. Non per la cattiva fede di chi le racconta, ma per l’imprecisione delle loro descrizioni.  La maggior parte di quelle che racconta queste storie miracolose non sa esattamente quando ha concepito o non sa descrivere quali fossero i suoi problemi e quindi grida al miracolo. Ma credetemi: se le tabelle ufficiali ginecologiche dicono che l’embrione a 6 settimane deve avere il battito, perché hanno studiato milioni di embrioni ed è sempre così, allora è vero. Stop. Se il vostro embrione non ha il battito difficilmente apparirà più tardi. Ho una lunga esperienza in queste cose, lunghissima.

Quando poi hai avuto due aborti, e rimani incinta per la terza volta, la sensazione è quasi di “forza, muoviamoci ad abortire, ché voglio arrivare alla fine il più presto possibile”. Non puoi credere che ti andrà bene. Non prenoti l’ecografia alla sesta settimana, tanto sai già che sarebbe un’angoscia inutile. Meglio aspettare. E poi magari abortisci di nuovo. Ecco: ora fai parte della categoria delle poliabortive. Ti prescrivono un sacco di esami e, nella maggior parte dei casi, non trovano niente. Ti dicono di continuare a riprovare, ché è solo sfortuna.

Il quarto aborto per me è stato il più difficile da sopportare, finora. Un po’ perché il test positivo coincideva con la data parto della terza gravidanza e col mio compleanno, quindi ho sperato in un regalo. Un po’ perché dopo tre aborti pensavo di aver ormai esaurito tutte le casistiche negative. Un po’ perché erano mesi che, su suggerimento dell’ematologa, prendevo vitamine a dosaggi altissimi e avevo fatto iniezioni di eparina (inutili nel mio caso) subito dopo il test positivo. Un po’ perché mio marito aveva finalmente degli spermiogrammi ottimi. Un po’ perché ho abortito e dopo poco era Natale e io, nonostante il mio realismo e nonostante le esperienze negative, mi vedevo dare l’annuncio della gravidanza proprio a Natale. E’ stato difficile. Ho fatto lo stesso l’albero, per tirarmi su di morale, per essere circondata da decorazioni allegre che davano calore alla casa, ma ho passato settimane nere, nerissime.

Posso dire che preferirei non rimanere mai più incinta piuttosto che abortire di nuovo? L’ho anche già detto fin dal primo aborto, per la verità. Perché il non vedere più un test positivo non ha grossi impatti sulla mia vita. La mia vita rimane così com’è. Posso pianificare cose a lungo termine, perché tanto non sarò incinta. Posso rimanere delusa dall’arrivo delle mestruazioni, ma si tratta di un giorno o due e poi la vita riprende come sempre. Posso uscire, ridere, scherzare con gli amici perché non sto subendo un lutto. Quando abortisci non soffri solo alla diagnosi di aborto e dopo. Soffri anche prima. Soffri a partire dal test positivo, perché hai paura. Poi vai avanti per alcune settimane, finché dura la tua gravidanza, in preda al timore di veder scomparire i sintomi o di avere delle perdite. Poi, se sei fortunata, hai le perdite e abortisci naturalmente. Se invece sei sfortunata arrivi alla visita, c’è incertezza sull’evoluzione della gravidanza e ti rimandano alla settimana successiva. E poi, ti cade la tegola in testa. E magari ti tocca pure andare a fare un’isterosuzione. E poi non è finita, perché dopo un qualsiasi aborto devi fare un’ecografia di controllo a distanza di un mesetto per vedere che sia tutto a posto. Quindi come minimo passi due mesi della tua vita ad angosciarti e soffrire e solo dopo potrai rialzarti. Se invece va peggio, e l’aborto avviene più avanti, i mesi aumentano. Magari sono tre mesi, o quattro, o cinque. E in quei mesi tu vivi in un limbo, sospesa. Non sai se lasciarti andare alla speranza oppure alla tristezza. Non sai se dirlo agli altri o tenerlo per te. Non sai come comportarti perché hai paura delle domande. E quando poi crolli, comunque devi spiegare, almeno alle persone che ti stanno più vicine, perché magari vuoi passare dei giorni rintanata in casa e non te la senti di frequentare gli altri.

Per cui no, un aborto non è solo un avvenimento puntuale, un qualcosa che succede da lì in avanti. Essere abortive, dopo il primo aborto, e soprattutto dopo il secondo, implica il soffrire per mesi. E implica il non poter dimenticare. Quei bambini non sono mai esistiti se non nelle mie fantasie e aspettative, ma è impossibile non pensare che il primo ora avrebbe due anni e mezzo, o che il secondo avrebbe quasi due anni, o che il terzo avrebbe quasi un anno, o che il quarto avrebbe due mesi.

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