Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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I compleanni dei miei sette figli

Non li voglio dimenticare.

10 febbraio 2011
13 novembre 2011
17 novembre 2012
25 luglio 2013
10 ottobre 2014
26 luglio 2015
09 aprile 2016

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E’ finita

Per questa volta è finita “bene”. Venerdì scorso mi sono decisa a tornare all’ospedale perché non avevo ancora visto niente e il sangue sembrava essersi fermato. Ancora una volta, avevo ragione io: la camera gestazionale era ancora lì, al suo posto. Stesse dimensioni. La dottoressa insisteva nell’aspettare ancora per verificare l’evoluzione, ignorando i miei commenti sulla data del concepimento, ignorando anche le basi della sua professione perché dappertutto dicono che se non c’è evoluzione da un’ecografia all’altra, l’aborto è certo. Comunque sono riuscita a convincerla a fissarmi l’isterosuzione per oggi.

Ma non è stata necessaria. Venerdì il test di gravidanza era ancora positivo. Domenica sera mi sono venuti dei dolori, sopportabilissimi ma inequivocabili, e un’emorragia. Sono andata in bagno e ho sentito scendere la camera. L’ho raccolta, l’ho esaminata, l’ho messa in un barattolo sterile e il giorno dopo l’ho portata all’ospedale. Avrei dovuto fare gli esami del sangue preanestesia ma sono prima salita a farmi controllare per l’ennesima volta. Anche stavolta avevo ragione: aborto completo, utero vuoto, endometrio di 4 mm. Tutto a posto. Intervento annullato.

Purtroppo la mia camera gestazionale non era sterile, così dice il dottorino che a me sembra un po’ troppo alle prime armi, e non si può fare il citogenetico. Pazienza, tanto si sa che sarebbe uscita un’anomalia cromosomica. Torno a casa, la apro e la seziono. C’è una pallina rotonda all’interno, forse il sacco vitellino? Chissà. Addio cellule del mio settimo figlio, addio. Vi butto nello scarico. Addio.


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Cosa vuol dire abortire?

Per molte persone l’aborto è un avvenimento puntuale (ne avevo già parlato qui), ovvero che inizia con le perdite e si esaurisce con quelle. Anzi, inizia e si esaurisce nel momento in cui vedi le perdite. Faccio un esempio concreto: avevo detto a mia mamma di questa gravidanza, perché appunto mi sembrava che fosse diversa dalle altre. Poi, settimana scorsa, mi chiama per sapere e io dico che sono iniziate le perdite. Basta. Fine delle trasmissioni. Per lei, la faccenda è chiusa così. Nel momento in cui tu, a una persona, dici che eri incinta ma che sono iniziate le perdite ed è finita, il discorso cade, si va avanti. Nessuno si preoccupa di quello che sta succedendo nella tua testa. Ti chiedono semmai del corpo: se hai dolori, se hai tanto sangue, se le perdite sono finite, se hai controllato che sia tutto OK lì dentro. Ma della testa non frega niente a nessuno. Siccome tu non stai lì rannicchiata a letto senza mangiare, a piangere per tre settimane di fila, allora vuol dire che stai bene. L’hai presa bene. Brava, sei forte. D’altronde non ci puoi fare niente e reagisci bene. Nessuno però prova a pensare a cosa si prova dentro. Al fatto che sì, io lo so da 7 giorni di non essere più incinta, ma non è ancora finita.

Ho iniziato con qualche macchiolina mercoledì, giovedì, venerdì. Sabato sembrava di più, ma invece no. Domenica alla fine mi sono fatta violenza psicologicamente e sono andata all’ospedale. Volevo vedere il vuoto cosmico nel mio utero. Invece, sfiga vuole, c’è una camera gestazionale. Così mi son pure dovuta sorbire la stupida frase della ginecologa inesperta di turno che, al mio commento sulle misure sbagliate, ha detto: Ma signora, lei ha appena avuto le mestruazioni, ci sta che sia così piccola. E io che, invece di mandarla a cagare e chiederle se ha mai visto le tabelle biometriche, le rispondo semplicemente che non ho molta speranza. Così vengo rimandata a casa con una prescrizione per fare il dosaggio di B-CHG e con la raccomandazione di tornare mercoledì, per vedere l’evoluzione. E io non l’ho fatto il dosaggio, so benissimo che ieri sarebbe stato X e domani in calo. Perché non esiste nessuna probabilità che una camera gestazionale di 5 mm a 6 settimane sia in evoluzione, a meno di non aver sbagliato a contare, ma non è così nel mio caso, con cicli regolari e con rapporto il 17 luglio. A 6 settimane la camera gestazionale deve essere di 1,7 cm, deve anche esserci dentro un embrione visibile, e deve esserci il battito cardiaco dell’embrione. Punto. Le tabelle di riferimento sono chiare e inequivocabili. Oltretutto sommiamo pure il sangue e la scomparsa dei sintomi. Eppure c’è gente che, in questa situazione, si illude, complici anche medici poco chiari.

Quindi è una settimana, quasi, che so di aver perso il mio bambino inesistente, ma sto ancora aspettando l’emorragia vera e propria. La camera è ancora lì dentro, non si stacca. Alla faccia di tutti quei ridicoli film che mostrano una donna che cade dalle scale e perde il bambino. No, non succede così. Quando è attaccata, è attaccata per bene, e solo il crollo degli ormoni o un trauma bello grosso possono farla staccare. Nel frattempo cosa faccio? Mi tocca vivere, mi tocca uscire, fare la spesa, pulire la casa, parlare con la gente come se niente fosse, tutto con il pensiero costante di quello che mi sta succedendo e con la speranza di vedere tanto sangue così sarà finita. Alla mattina mi alzo con il mal di stomaco, perché sono tesa, perché non riesco a concentrarmi su quello che dovrei fare, perché mi sembra che non posso mai avere un attimo di felicità. Non vedo l’ora che sia sera per andare a letto, ma poi non riesco a dormire bene, mi addormento tardissimo e mi sveglio presto. Mi distraggo giocando ai videogame per non pensare a niente. E intanto il tempo passa e la camera gestazionale non si vede. E’ ancora lì dentro. E io invece aspetto di vederla fuori, perché è così che succede: come un micro-parto. Esce e la trovi lì. Non è che quello che c’è dentro scompare. Chi è più sfortunata di me, che abortisce più avanti, vede anche l’embrione. Eh sì, cari miei. Si va in giro sapendo che prima o poi si troverà quello che doveva essere nostro figlio sulle mutande. Ma la gente mica ci pensa a questo. E non intendo che debba pensare al fatto fisico e visualizzarlo nella sua mente. Intendo che dovrebbe pensare a ciò che prova una persona che sta aspettando che succeda questa cosa e, nonostante tutto, è costretta a vivere la sua vita normalmente.

Eppure a me, raramente è capitato che chiedessero: “Come stai?”. Chi lo chiede è un caso raro.


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Seven is not the lucky number

I am in the middle of a 7th miscarriage. I am six weeks today and, if I didn’t know better, I would be happy to be here. I knew I was pregnant when my period did not show up. Still, I did not test: after my 3rd miscarriage I stopped testing, I decided to test in case of spotting just to be sure I was not delusional about the pregnancy. So I did not test for my 4th, 5th, 6th pregnancy until I saw some blood on the toilet paper. All the times, that was the beginning of the miscarriage. I wasn’t delusional: I was pregnant and miscarrying, once again.

This time it wasn’t an expected pregnancy. I am not TTC actively anymore, because I lost all my hopes. My last pregnancy, a chemical pregnancy, lasted only ONE day: I “miscarried” at 4+1, the test was positive, but I did not have the time to realize I was pregnant. So I thought that was the end of everything: if your pregnancies are decreasing in length it must mean that the eggs are getting worse, that is what I thought. Worse eggs = shorter pregnancies. So I thought it was it. And I was OK with that. I could cope with that. This month I had only one intercourse, because we were worried for things going on in our life and we were not exactly in the mood for that. I thought: well, who cares, at this point the concept of a wasted month makes me laugh. So, imagine my surprise when I felt pregnant. You know what my first thought was? It was: this time it has be the one. Because I was so relaxed about the TTC thing, I wasn’t thinking about it, right? I was not thinking about it anymore and – hear hear – the miracle happened. Isn’t it like that, when we read success stories in forums? Women who have lost all their hopes and then, when you are not expecting anything anymore, your miracle baby appears. This is the story you hear. Except, for me it has never worked. After my 4th pregnancy I lost all my hopes, and since then I got pregnant 3 times, just to loose them again and again and again.

This time I also had a lot of symptoms: headache every day, I was really bloated (it was so uncomfortable, I was almost showing!), I had very tender breasts, and my back hurt to the point that I was walking in a funny way. I wasn’t sleeping and I got up earlier than usual. So hey, I thought, this has to mean something, right? I was obviously worried every single time I wiped myself in the bathroom: what if there is blood? Nope, all went OK for ten long days. This can seem ridiculous to any woman who has not experienced a miscarriage. Ten days is a week and a half. It is really the beginning of a pregnancy, and a pregnancy is long! But when you have had miscarriages, every single day without seeing any blood is a huge step forward.

On wednesday, I woke up feeling not pregnant anymore. No more tender breasts, at all, no more backache, no more headache. I got worried and when I went to the bathroom, there was the blood. I began spotting and so I took a test just to be sure I was really pregnant: remember I had not tested until then, and I was 5+4. I took three other tests since then, every day. All positive. I am still here with the spotting since I think I have to wait until the hormones are low enough to start the proper flow. I did not call my gyn since everybody is on vacation in Italy and, even if he were available, I would have to book an appointment, and I think it is useless. I could go to the hospital for an u/s but you know when you don’t want to waste your time for something you already know? I don’t want to go there… I will wait today and tomorrow and if nothing happens I will go to the hospital on Monday, just to see that everything is OK, but there is no hope for this pregnancy, this I already know with all my experience. I know my body really well and I was never mistaken.

The worst part is not being able to tell anyone. Not being able to celebrate a pregnancy because you know that the odds are against you, so what is the point in telling anyone? Not being able to talk about the miscarriage to anyone because no one understands that you are not happy that it is happening, you are only rationally accepting the truth. Not being comforted by anyone because people just say: stop thinking about this, just relax and it will happen. But they don’t apply the same behavior when they complain about their problems with cheating boyfriends or with mean colleagues. I would never say to anyone “Relax and don’t think about it because you will make it worse”.

I also googled and read about successful stories of ladies who were spotting and lost their symptoms and – lo and behold! – the pregnancy went on and now their baby is sleeping in the bedroom. Yes, maybe it happens, but for the most part these stories are inaccurate because people tend to worry too much, tend to tell a subjective version of their story and maybe they did not realize that some symptom was still there, or the symptoms were not so strong to begin with, so it was normal not to feel anything. The sad truth is: bleeding is not normal, if you bleed there is something going on. Not necessarily a miscarriage, but something worth checking. At the beginning of a pregnancy, though, if you loose all the symptoms suddenly and they do not come back after a day or two, and you at the same time begin spotting, well… what is the logical conclusion to that? A miscarriage, I fear.

I don’t need any consolation or false hope, and reading those stories only makes it worse. I was already dreaming about names and the baby and the nursery: there is no need to feed these dreams anymore.


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Cicli e ricicli

Ed eccomi qui, dopo 5 anni dalla mia prima gravidanza, ad aspettare la fine della mia settima gravidanza. Perché è così, lo sai, lo sai quando finisce. Intanto questa è una gravidanza arrivata totalmente di sorpresa: non più pianificata, non più cercata, non più immaginata, non più sognata. Rimango incinta a scadenze precise, ogni 7-8-9 mesi, ma questo mese chi l’avrebbe mai sospettato? Solo due rapporti, un raffreddore con tosse che si è trascinata nonostante il caldo infernale, il caldo infernale, varie preoccupazioni e aggiungiamoci pure un sano disinteresse perché quest’anno è stato l’anno della pietra sopra. Sapendo di non avere speranze, ho pensato di dedicarmi ad altro, ho avuto soddisfazioni professionali che per me sono molto importanti, ho deciso di allenarmi un po’ di più e meglio, e ho smesso di prendere vitamine prenatali. Non coscientemente, ma perché mi sono dimenticata una volta, poi due, poi tre e poi ho lasciato perdere. Tutto avrei pensato, tranne di rimanere incinta questo mese.

E invece sì. Ti alzi e ti senti diversa. Io non ho bisogno di test. Lo so. Un giorno di ritardo, due, tre. Crampi tutti i giorni. Seno pesantissimo. Mal di testa. Perdite bianche. Mal di schiena furioso. Sensazione di pesantezza generale. Insonnia. Ecco, questi sono i miei sintomi. Lo sono stati fino a ieri, per 10 giorni. Una gravidanza, questa, durata già più delle ultime due.

Ieri sono andata a letto con un male al seno fortissimo, con i crampi, con la testa che pulsava. Ma stamattina mi sono alzata sentendomi normale. Sentendomi leggera, con il seno leggero, con la pancia leggera. E ho capito che oggi è l’inizio della fine. Tanto per essere sicura di non aver sognato niente, ho fatto un test: positivo. Ma poi ho visto del muco con sangue e so che, come tutte le volte, è l’inizio della fine. Pian piano sarà un po’ di più e poi arriverà il flusso.

Non sono stupita. Non l’ho detto a nessuno. Ho passato questi lunghi dieci giorni di sintomi a tenermi la notizia per me, perché ormai è inutile comunicarlo a chiunque. E’ fastidioso sentirsi fare le congratulazioni o sentirsi dare consigli di “essere positiva” quando tutte le volte che vai in bagno controlli la carta igienica per vedere se ci sia del sangue. Quando hai paura ogni volta che senti un po’ di bagnato e poi fai un sospiro di sollievo vedendo che è solo sudore. Quando vorresti non dover spingere per defecare perché sai che le altre volte il sangue è iniziato così: dopo aver spinto. Ecco quello che pensa una persona che ha abortito tante volte. Quando programmi delle cose, tipo uscite con amici o giri da qualche parte e pensi: “Speriamo di non abortire proprio oggi, se no mi rovino la giornata”. E tiri un sospiro di sollievo quando torni a casa e per quel giorno ce l’hai fatta. E’ fastidioso avere intorno persone che non sanno niente e a cui non dici niente perché sai che non capirebbero. E’ fastidioso sentire le lamentele altrui per delle stupidaggini quando tu sei lì che speri che quella cosa che hai nella pancia sia normale, se ne stia lì, si stia sviluppando. Quando continui a toccarti il seno per capire se è ancora dolente o no. E’ fastidioso sentire genitori che si lamentano dei figli perché in quel momento vorresti solo urlargli: “Ma l’avete fatto voi o ve l’hanno lasciato sulla porta di casa? Mica era obbligatorio, eh.”.

Intanto mi ascolto le lamentele altrui, rimanendo nella mia solitudine in cui nessuno di quelli che vorrei mi dicessero qualcosa mi dice niente.


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Buone feste

Esempi di conversazione natalizia.

N. 1

“Ciao, come va? Buon Natale!”

“Grazie. Purtroppo non va molto bene. Mio figlio è morto un mese fa. Quest’anno non siamo molto dell’umore di festeggiare”

“Oh, mi dispiace. A proposito, lo sai che mio figlio si è laureato e ha trovato lavoro immediatamente?”

N. 2

“Ciao, come va? Buon Natale!”

“Grazie. Purtroppo non va molto bene. Il mio fidanzato mi ha lasciata, sono veramente giù. Dovevamo sposarci a breve e invece…”

“Oh, mi dispiace. A proposito, io e il mio fidanzato ora conviviamo. Siamo molto felici!”

N. 3

“Ciao, come va? Buon Natale!”

“Grazie. Purtroppo non va molto bene. Ho avuto un altro aborto un mese fa. Quest’anno non siamo molto dell’umore di festeggiare”

“Oh, mi dispiace. A proposito, lo sai che Tizia è incinta? Invece Caia ha appena avuto due gemelli, hanno due mesi”

Quale di queste conversazioni è probabile, e accettabile, agli occhi dei più?


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Cose da non dire a chi ha subito più aborti (o almeno non a me)

Visto che le perdite procedono bene, abbiamo la conferma. Nonostante non abbia dolori (ma io non ne ho mai) è chiaro che questa gravidanza non è evolutiva. Farò un controllo dopo la fine delle mestruazioni, tanto per vedere che sia tutto a posto.

Intanto però mi sento sola. Mi sento sola perché mai una volta che le persone sappiano dirti qualcosa di sensato. Sono poche, pochissime le persone che si limitano a dire “Mi dispiace” e ad ascoltarti. La maggior parte fa commenti inopportuni, che mi fanno venir voglia di non dire più niente. Ma poi capisco che la loro è solo ignoranza e allora non me la prendo, anzi parlo apertamente dei miei aborti nel tentativo di insegnare qualcosa alla gente. Non riesco a rispondere male alle persone, anche se a volte se lo meriterebbero.

N. 1- Andrà meglio la prossima volta. La prossima volta? Quale prossima volta? Siamo già alla quinta volta. Cos’è, una raccolta punti? Devo avere dieci timbrini sulla tessera prima di ritirare il premio? Va bene dirlo a una che ha avuto un solo aborto, ma poi no. Per piacere, no. Già al secondo aborto una è preoccupata e non è più, e non sarà mai più, come dopo il primo.

N. 2- Però almeno rimani incinta naturalmente. Eh sì, sai che culo? Cinque gravidanze in quattro anni, e cinque aborti. Io l’ho sempre detto che preferirei non rimanere più incinta. Almeno non ci soffro.

N. 3- Be’, almeno è finita presto. Sì, grazie. E’ finita presto, ma questo non mi consola affatto sapendo di produrre solo embrioni malati.

N. 4- Ma hai mai fatto degli esami? (Questa di solito detta da gente che non ha mai abortito in vita sua). Seguono di solito esempi di amiche che avevano patologie varie e non se ne erano mai accorte e finalmente un Bravo Ginecologo ha trovato la cura giusta. Eh, no, care mie. Così mi provocate. Esami? Esami? Cosa facciamo: volete la risposta breve, tipo “Ho già fatto un sacco di esami”, e non mi rompete più i maroni tirando fuori celiachia, endometriosi od ovaio policistico, oppure insistete e volete il racconto completo di tutto quello che ho fatto? Perché è lungo, eh. E’ lungo, molto dettagliato, ricco di tecnicismi e magari non capite un cazzo. Comunque il risultato è che non abbiamo niente, né io né mio marito. E, lasciatemelo dire, è anche un po’ offensivo dire a una che ha avuto cinque aborti se ha mai fatto degli esami. Non siamo sceme. Poliabortive sì, ma masochiste non credo.

N. 5- Perché non provi con la fecondazione assistita? (E anche qui arriva il racconto dell’amica miracolata di 45 anni che è andata in una clinica spagnola e ora è incinta di due gemelli). Questi sono i danni delle informazioni sbagliate, di chi fa credere che basta una cura e tutti possiamo avere dei figli, a qualsiasi età. Eh, no care mie, non funziona così. Innanzitutto io rimango incinta e, normalmente, la procreazione assistita è rivolta a chi non ci rimane. Se anche io la usassi, nulla mi garantirebbe che poi l’embrione sia sano, e quindi? Meglio abortire dopo aver fatto l’amore nel letto col marito, o abortire dopo aver fatto cure, pick-up e transfer? Io preferisco la prima, sinceramente. Seconda cosa, l’età è l’età. Influisce anche sull’esito della procreazione assistita, su questo non ci piove. Ma ovviamente le ignoranti che hanno amiche di 45 anni incinte di due gemelli non sanno che i gemelli provengono da ovodonazione, quindi tocca spiegare che il problema è bypassato grazie agli ovuli giovani di una donatrice. Per me non esiste questa scelta, quindi ciccia.

N. 6- Eh, certo che se li facevi prima i figli, magari non ti succedeva. E questo è un commento che per me vale l’Oscar, mi fa incazzare come una iena. Perché un conto è dirlo a una che si dispera ogni mese quando vede le mestruazioni, che non si rassegna al fatto di essere invecchiata, che gira mille ginecologi nel tentativo di trovare una causa (quando la causa è la sua età, punto e stop), che prova mille farmaci e mille tecniche diverse. Allora OK: se proprio per te era così importante avere un figlio, perché non ci hai provato prima? Capisco le difficoltà economiche ecc… però dalla natura non si scappa. Piuttosto che esaurirsi dopo, perché non darsi una mossa prima? Il ragionamento ci sta tutto. Ma rivolto a me, a me, proprio a me, mi fa incazzare. Perché io l’ho sempre saputo che l’età era un fattore di rischio, e non mi sono mai fatta illusioni, anzi… mi aspettavo quasi anche il primo aborto, non ho versato una sola lacrima e l’ho presa benissimo. Perché io, come tutti del resto, avevo le mie motivazioni per rimandare, e le motivazioni erano che non mi sentivo pronta, che avevo cambiato carriera perché il lavoro che facevo da giovane non era adatto ad avere un figlio (a meno di non essere masochisti), che volevo quindi dedicarmi alla nuova carriera con un po’ di calma, e non fare le cose male perché avevo un figlio piccolo. Perché io non sono una che si strappa i capelli all’idea di non avere un figlio, ma avrò almeno il diritto di stare male la volta che abortisco, no? Dico… due giorni a piangere per i fatti miei, e nemmeno tutto il giorno, posso farli, o è vietato lamentarsi pure di questo? Non dò fastidio a nessuno e non rompo le scatole facendo la piagnucolosa in compagnia d’altri, o quando vedo una donna incinta, o quando vedo un bambino piccolo. Però, cazzo, cinque volte su cinque mi pare veramente troppo, età o non età. Soprattutto perché vedo quarantenni rimanere spensieratamente incinte di figli non voluti (il terzo, o il secondo) e le loro gravidanze non si fermano. Tutti a me gli ovuli vecchi?