Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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Io non sono come loro, part 2.

Io non sono mai stata una che si fa illusioni. Non sono una pessimista, altrimenti smetterei di lottare per le cose in cui credo, lascerei perdere tutto, e invece no: ci provo sempre a fare battaglie contro i mulini a vento, perché sono un’idealista. Ma non sono nemmeno ottimista, non penso che alla fine tutto andrà bene, perché non sono stupida. Lo so benissimo che ci sono persone alle quali la vita non va bene, persone che hanno brutte malattie e muoiono giovani, persone che hanno delle capacità e non riescono a fare carriera in questa società dove vanno avanti i più furbi, persone che le provano tutte pur di avere un figlio e però non ci riescono. Io sono obiettiva, sono una specie rara nel mare delle mamme wannabe. Perché loro, signori e signore, non si arrendono. Loro, signori e signore, inseguono il loro sogno. Loro non accettano un medico che dica loro che non c’è più niente da esaminare o da provare. Nossignori. Ci sarà sicuramente un altro test astruso che dimostra che loro non rimangono incinte perché hanno il valore Pimpirimpero a 1,4 invece che a 1,5. E quindi si potrebbe provare con la nuovissima terapia a base di cortisone, eparina, aspirina, piscio di cavallo frullato, occhi di rana bolliti, erba gatta liofilizzata, tre giri intorno al letto con il crocifisso in mano e due avemarie prima di dormire. Perché poi dopo, se al centomilionesimo tentativo funziona, dopo ennemila aborti, si può andare in giro a dire a tutti che si è trovata la terapia adatta, che il dottor Ciarlatan ne sa una più degli altri, e lui sì che mi ha fatto avere il mio bambino, mentre tutti gli altri non avevano capito niente.

Ecco, ora lo so che qualche rompicoglioni verrà a dirmi che è vero che esistono medici che prescrivono pochi test o poche terapie e poi alla fine la malcapitata di turno si trova con anni di infertilità alle spalle e scopre che era dovuta, che so, alla prolattina alta, facilmente correggibile. Allora: rileggete bene, ché io ovviamente non sono contro ai test necessari o alle terapie necessarie. Sono contro alla disinformazione e alle cose fatte tanto per provare, ai medicinali usati off label senza uno straccio di studio che provi che sono utili. Perché, poi, gli effetti collaterali possono uscire anche dopo anni e anni. O magari non danno effetti collaterali ma sono controproducenti al momento. E poi non c’è la prova che una certa terapia, in assenza di patologie note, abbia prodotto effetti. Magari sarebbe andata bene anche senza quella terapia, ma per saperlo bisognerebbe avere la macchina del tempo e tornare indietro a fare la prova al naturale.

Be’, alla fine io sono stata rivoltata come un calzino e sono una persona senza nessunissimo problema, a parte la mutazione MTHFR che però non mi causa nessun aumento di omocisteina. Quindi, basta che io assuma acido folico in proporzioni elevate e va tutto bene. Mio marito ha fatto esami avanzati e di dubbia utilità, sempre per scoprire che non c’è niente che non vada nemmeno in lui. Qual è quindi il motivo per cui non riusciamo ad avere un figlio? Purtroppo, l’età. L’unico motivo incurabile. Io ho quasi 42 anni, ho incominciato tardi a cercare un figlio ed ero perfettamente consapevole di avere le uova vecchie. Mio marito ha quasi 41 anni e siamo consapevoli anche di questo. Certo che non pensavamo di essere tra coloro che avrebbero collezionato un aborto dietro l’altro senza riuscire ad avere un bambino. Certo che no. Io ho sempre detto che finché c’è il ciclo c’è speranza. Perché mia nonna ha partorito a quasi 43 anni, senza acido folico, senza cure e col mal di cuore. E ha avuto un figlio sanissimo. Quindi si può, anche a 43 anni, o a 44, o anche dopo. Ne conosco di donne che hanno avuto figli naturalmente in tarda età. Perciò la mia razionalità mi porta a pensare che sia possibile anche per me, visto che non ho malattie note che conducano all’aborto. Ma lo so, lo so benissimo di avere 42 anni e che i rischi di aborto e anomalie sono più alti. Quello che mi stupisce è di trovare così tante donne che rifiutano questa cosa, che la mettono in dubbio. Che dicono di non credere che sia solo l’età, ma sicuramente c’è qualcosa che non va in loro. Cioè mettono in dubbio una delle cose più studiate anche dagli stessi medici a cui loro stesse, tra una FIVET, una IUI e mille test, si rivolgono: il declino della fertilità legato all’età, che parte a 30 anni e decresce sempre più. Mettono in dubbio che gli aborti siano correlati all’età e quindi all’incapacità degli ovuli più vecchi di effettuare correttamente la meiosi, come mi spiegò il genetista dopo il mio primo aborto, ribadendo che “i figli si fanno tra i 20 e i 30 anni”.  La cosa che mi fa arrabbiare particolarmente non è che ci sia gente in giro convinta che con qualche cura puoi partorire come le giannenannini ed è tutta roba tua, perché i fortunelli che per avere figli hanno fatto alla vecchia maniera sono di solito molto ignoranti in materia e non sanno nemmeno quali siano i giorni fertili. Ma le donne che hanno affrontato l’infertilità, la procreazione assistita, gli aborti, che hanno sentito diverse opinioni, sono state da diversi medici, hanno parlato coi genetisti e si dicono informate perché leggono sull’argomento (capendo chissà cosa, a questo punto…), come fanno a non capire che l’età è un fattore importante? Sono in denial, dico io. Non ce la fanno ad accettare che potrebbe essere troppo tardi, quindi preferiscono provare e riprovare con le FIV, cambiare medico, andare all’estero a fare terapie assurde e magari dannose, piuttosto che accettare che sono, semplicemente, invecchiate.


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Tutto congiura contro di me

Ho iniziato l’anno pensando di esserci riuscita. Avevo il ciclo in ritardo, mai successo. Sintomi: nessuno, ma ciclo in ritardo di una settimana e temperatura basale alta. Poi, facendo bene i conti, vedo che avevo semplicemente avuto un’ovulazione in ritardo e quindi tutto è slittato in avanti. Che va bene, non c’è problema. Però se una è abituata ad avere cicli brevi di 26/27 giorni, qualche illusione se la fa (illusione subito smentita dal test negativo).

Quello che mi stupisce è che io sono sempre stata regolare e adesso, che voglio un figlio, mi succedono questi ritardi. O mi viene lo spotting premestruale. Ma insomma! Tutto congiura contro di me! Il mio corpo ha deciso di prendermi in giro, di farmi credere di essere incinta quando non lo sono. E intanto i mesi passano.

Leggendo in giro per la rete e sui libri di gravidanza che ho in casa ho visto che, per le coppie con la donna di età superiore a 35 anni, si parla di infertilità già dopo sei mesi di rapporti non protetti e non dopo un anno come normalmente avviene. Ho provato a parlarne con altre donne e tutte hanno smentito questa cosa, dicendo che è meglio aspettare un anno, che non ci si deve angosciare o stressare inutilmente. Ma io non sono stressata: sono semplicemente razionale e preparata. Da un punto di vista logico mi sembra giusto indagare già dopo sei mesi per togliersi il dubbio che ci sia qualcosa che non va. Se avessi 30 anni, aspettare un anno vorrebbe dire 31 e ancora molto tempo davanti. Ma alla mia età, un anno è molto. Un anno vuol dire avvicinarsi ai 40 e quindi perché aspettare? Non capisco queste paure. Alla fine, se è tutto a posto non c’è niente da temere e se c’è qualche problema di infertilità meglio saperlo adesso che nel 2011, no? Prima si sa, prima si agisce.

Ulteriori informazioni: Perché non riesco a rimanere incinta?, Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita


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Decalogo per una maternità serena

L’ASM (Associazione Italiana per lo Studio delle Malformazioni), di cui sono sostenitrice, mi ha mandato un utilissimo decalogo con le “10 cose da fare per una maternità serena”. Il libriccino è utile perché spiega in dettaglio tutti i punti e, anche se sono cose che già so, mi serve da “bigino” per avere dei chiarimenti rapidi.

Per riassumere, pubblico intanto il decalogo in breve:

  1. Chiedi quali sono i rischi per il tuo bambino in caso tu abbia avuto aborti, gravidanze difficili, malattie o se hai handicap in famiglia;
  2. Accertati se sei protetta dalle malattie pericolose per il nascituro;
  3. Cura la tua alimentazione, adegua la dieta garantendo l’apporto di vitamine e acido folico;
  4. Evita il fumo, un eccesso di bevande alcoliche, le droghe. Evita le radiografie se sospetti di essere incinta e all’inizio della gravidanza;
  5. Assumi farmaci solo su precisa indicazione medica. Se hai malattie croniche, fai adeguare la terapia in funzione della gravidanza;
  6. Informati sulle procedure non invasive che valutano in modo personalizzato il rischio di anomalie cromosomiche del bambino;
  7. Valuta la possibilità di eseguire alcune procedure invasive di diagnosi prenatale, tenendo conto del rischio;
  8. Fai un’ecografia completa a 19-23 settimane: questa ecografia può identificare almeno il 50% di malformazioni;
  9. Sappi che è possibile curare una malformazione ancora in utero, oppure dopo la nascita in centri specializzati dove programmare il parto;
  10. Considera che alcune malformazioni, non diagnosticate in utero, possono essere individuate con esami del sangue o altri esami sul bambino appena nato.


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L’ignoranza delle donne

Rimango ogni volta stupita dell’ignoranza delle donne in materia di riproduzione e ciclo mestruale. Donne che hanno studiato, donne moderne, che magari hanno usato la pillola e che vanno dal ginecologo tutti gli anni, sono però ignoranti quando si parla di ciclo e di gravidanza. Davvero non riesco a capire: come si può non sapere cose che ci riguardano così da vicino?
Posso ammettere l’ignoranza in una che è assolutamente convinta che non vuole figli, e quindi disinteressata agli esami preconcezionali e ai discorsi delle donne incinte, o delle mamme (anche se, insomma, io ascolto anche cose che non mi interessano e me le ricordo).
Ma se una donna vuole dei figli, come è possibile che non sappia che bisogna fare gli esami del sangue prima di iniziare a concepire? Come è possibile che non sappia niente di acido folico, epidurale, giorni fecondi, muco, amniocentesi, villocentesi?
Io fino a 30 anni non volevo figli, ma queste cose le sapevo tutte. O perché capita a tutti di leggere “Donna Moderna” o anche “Cosmopolitan” una volta nella vita. O perché sfogliavo le riviste dal ginecologo, ma soprattutto perché ho avuto parenti ed amiche incinte e da loro ho scoperto, anni e anni fa, che bisogna prendere l’acido folico prima del concepimento, che cos’è l’amniocentesi, che cos’è la villocentesi, eccetera. Magari non mi sapevano spiegare tutto nei dettagli, ma ero io che andavo a cercare informazioni perché ero curiosa.
C’è internet. Io direi che, ad oggi, dovrebbero saperlo tutti che non è che a 35 anni la donna “scade” e deve fare l’amniocentesi, ma il processo è graduale ed è stato scelto il 35° anno per mettere un confine, perché dai 35 in poi i rischi aumentano molto di più.
Ma non è che una di 33 o 34 anni è tranquilla e a lei non serve l’amniocentesi! Mi sembra talmente logico. E’ chiaro che se una non è ansiosa e si accontenta dei dati statistici dei bi/tri-test, fa benissimo a non fare esami invasivi. Ma a me pare che molte donne siano incoscienti di questa cosa e pensino che, siccome non hanno ancora 35 anni, sono al sicuro. E questo lo deduco dai discorsi che fanno quelle che conosco e che hanno concepito prima dei 35.
Altra cosa che io so da anni è che, con amniocentesi e villocentesi, viene fatta la stampa della mappa cromosomica e quindi si sa con assoluta certezza se il bambino è maschio o femmina. Eppure, l’altro giorno, parlando con una trentanovenne (sposata e in cerca del primo figlio), mi sento dire che lei non lo sapeva che con l’amniocentesi ti dicono il sesso.
Ma io dico, è così difficile informarsi? Perché non hai questa curiosità? Se tu hai già quasi quarant’anni e vuoi un figlio, possibile che non leggi cos’è ‘sta benedetta amniocentesi, su internet (dove trovi anche le foto e le spiegazioni di cosa evidenzia), sui giornali o semplicemente non chiedi al tuo ginecologo? Possibile che nessuna tua amica o collega ti abbia mai detto di averla fatta? A me sembra una cosa risaputa che amnio e villocentesi diano la stampa dei cromosomi! E poi basta cercare in internet per vedere un esempio di risultato.
Come si fa, nel 2010, ad essere ancora così ignoranti?


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Informazioni corrette

Questo blog vuole essere da una parte il resoconto di una nuova avventura, un nuovo capitolo della mia vita, ma dall’altra vuole parlare di concepimento, gravidanza e maternità nel modo più corretto possibile, evitando di riportare notizie prese da chissà dove o, peggio, di riportare cose per “sentito dire”. Qui citerò le fonti, fonti affidabili e istituzionali.

Cominciamo con una delle più fastidiose superstizioni che hanno molte donne in gravidanza, spesso nemmeno per colpa loro, quanto piuttosto per colpa di genitori che le terrorizzano o di ginecologi ignoranti e vittime di pregiudizi: il gatto va allontanato durante la gravidanza perché porta la toxoplasmosi. Questo non è assolutamente vero! Il gatto può essere veicolo di infezione se, e solo se, è malato. E si ammala se esce (quindi il discorso non vale per i gatti di appartamento)! Invece, il toxoplasma si annida nella terra e nelle carni crude. Quindi attenzione a: giardinaggio (lavare bene le mani o mettere i guanti e non toccare le mucose con le mani o i guanti sporchi di terra), carne cruda di tutti i tipi, verdura cruda.

Per evitare il contagio basta non consumare carne cruda oppure congelarla prima di consumarla, lavare bene la verdura da ogni residuo di terra con l’acqua (non serve amuchina o altro, perché basta togliere la terra, la verdura non è contaminata e non deve essere disinfettata!), mettere i guanti quando si fa giardinaggio e non toccarsi quando si è sporche di terra, lavarsi le mani dopo aver pulito la cassetta del gatto (anche se, ditemi voi, quante volte toccate le feci con le mani nude?).

Queste cose sono molto semplici da attuare! Dirò di più: oltre a informarsi bene a questo riguardo secondo me è doveroso diffondere le informazioni corrette anche presso quelli che vi diranno che sono i gatti a portare la malattia. Bisogna smetterla di fare terrorismo inutile, perché spesso sia le future mamme, sia i poveri gatti innocenti ne fanno le spese. I gattili sono pieni di mici abbandonati perché c’è una gravidanza in corso! Ed è anche inutile mandare il gatto a casa di qualcun altro per i nove mesi, o isolarlo o lasciarlo fuori di casa o fargli cambiare abitudini per niente! Il gatto è parte della famiglia e con una piccola precauzione come quella sopra si può stare tranquillamente tutti insieme senza problemi.

Io, per esempio, non sono immune alla toxoplasmosi nonostante abbia sempre vissuto con gatti, dormito con loro, li abbia baciati e curati da tutte le malattie. Ho sempre fatto giardinaggio senza guanti perché mi piace pasticciare con la terra e non sono una maniaca dell’igiene e della disinfezione. Quindi, se non l’ho presa finora, ritengo che sia altamente improbabile che la prenda in futuro. Questo non significa che non attuerò le precauzioni necessarie, ma di sicuro non allontanerò i miei gatti o smetterò di mangiare il sedano crudo!

Fonti: A J C Cook, R E Gilbert, W Buffolano, J Zufferey, E Petersen, P A Jenum, W Foulon, A E Semprini, D T Dunn, on behalf of the European Research Network on Congenital Toxoplasmosis.
Sources of toxoplasma infection in pregnant women: European multicentre case-control study.

Qui sotto vi riporto il foglio informativo del dottor Semprini. Cliccandoci sopra si aprirà una nuova finestra e potrete salvare o stampare l’immagine.

Informazioni sulla toxoplasmosi in gravidanza

Informazioni sulla toxoplasmosi in gravidanza