Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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Lettera a mio figlio

Vorrei raccontarti tante cose di quello che abbiamo fatto insieme e faremo insieme, a cominciare da quando eri un invisibile grumo di cellule dentro di me. Io e te siamo saliti su un aereo, abbiamo guardato il verde dall’alto, abbiamo camminato per città e cimiteri pieni di alberi, siamo stati in biblioteche, e poi al ristorante messicano. Io e te abbiamo camminato nella nebbia in campagna, abbiamo visto la nostra gatta guarire da un male misterioso, abbiamo passeggiato per chilometri lungo il mare e sulla spiaggia. Sei stato con me in pineta a fotografare le stelle, hai respirato il profumo del cisto marino, hai visto le cose attraverso i miei occhi. Se tu fossi qui con me ti farei sentire il profumo della pelliccia delle nostre gatte. Passeremmo tante sere sul divano, ascoltando la musica tutti insieme e ballando. E poi ti porterei, ti porterei con me. Nella natura, nel verde, negli alberi, col profumo dell’autunno e dell’inverno e della primavera e dell’estate. Coi colori della terra e dell’acqua. Con le lepri e gli insetti e gli uccelli e il cielo sopra di noi. Ti insegnerei ad amare i libri, le piccole cose. I frutti della terra, la solitudine, il cibo. Le cose strane che ho visto in giro per il mondo quando tu non c’eri. Ti farei vedere le cose essenziali e importanti, via dalla folla, via dal consumismo, in piccoli paesi sperduti e silenziosi. Ti porterei in giro per il mondo per sentire altri suoni, altre lingue. Ti trasmetterei la passione per tutto ciò che è vecchio e per la sua storia, per i libri con le pagine ingiallite e dediche di sconosciuti, per le case abbandonate, le città deserte. Giocherei con te a cucinare, a pasticciare, nel giardino. Ti spiegherei la matematica, imparerei con te tante cose, di nuovo, come se per me fosse la prima volta. Rivivrei con te. Se tu fossi qui.


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Io non sono come loro, part 2.

Io non sono mai stata una che si fa illusioni. Non sono una pessimista, altrimenti smetterei di lottare per le cose in cui credo, lascerei perdere tutto, e invece no: ci provo sempre a fare battaglie contro i mulini a vento, perché sono un’idealista. Ma non sono nemmeno ottimista, non penso che alla fine tutto andrà bene, perché non sono stupida. Lo so benissimo che ci sono persone alle quali la vita non va bene, persone che hanno brutte malattie e muoiono giovani, persone che hanno delle capacità e non riescono a fare carriera in questa società dove vanno avanti i più furbi, persone che le provano tutte pur di avere un figlio e però non ci riescono. Io sono obiettiva, sono una specie rara nel mare delle mamme wannabe. Perché loro, signori e signore, non si arrendono. Loro, signori e signore, inseguono il loro sogno. Loro non accettano un medico che dica loro che non c’è più niente da esaminare o da provare. Nossignori. Ci sarà sicuramente un altro test astruso che dimostra che loro non rimangono incinte perché hanno il valore Pimpirimpero a 1,4 invece che a 1,5. E quindi si potrebbe provare con la nuovissima terapia a base di cortisone, eparina, aspirina, piscio di cavallo frullato, occhi di rana bolliti, erba gatta liofilizzata, tre giri intorno al letto con il crocifisso in mano e due avemarie prima di dormire. Perché poi dopo, se al centomilionesimo tentativo funziona, dopo ennemila aborti, si può andare in giro a dire a tutti che si è trovata la terapia adatta, che il dottor Ciarlatan ne sa una più degli altri, e lui sì che mi ha fatto avere il mio bambino, mentre tutti gli altri non avevano capito niente.

Ecco, ora lo so che qualche rompicoglioni verrà a dirmi che è vero che esistono medici che prescrivono pochi test o poche terapie e poi alla fine la malcapitata di turno si trova con anni di infertilità alle spalle e scopre che era dovuta, che so, alla prolattina alta, facilmente correggibile. Allora: rileggete bene, ché io ovviamente non sono contro ai test necessari o alle terapie necessarie. Sono contro alla disinformazione e alle cose fatte tanto per provare, ai medicinali usati off label senza uno straccio di studio che provi che sono utili. Perché, poi, gli effetti collaterali possono uscire anche dopo anni e anni. O magari non danno effetti collaterali ma sono controproducenti al momento. E poi non c’è la prova che una certa terapia, in assenza di patologie note, abbia prodotto effetti. Magari sarebbe andata bene anche senza quella terapia, ma per saperlo bisognerebbe avere la macchina del tempo e tornare indietro a fare la prova al naturale.

Be’, alla fine io sono stata rivoltata come un calzino e sono una persona senza nessunissimo problema, a parte la mutazione MTHFR che però non mi causa nessun aumento di omocisteina. Quindi, basta che io assuma acido folico in proporzioni elevate e va tutto bene. Mio marito ha fatto esami avanzati e di dubbia utilità, sempre per scoprire che non c’è niente che non vada nemmeno in lui. Qual è quindi il motivo per cui non riusciamo ad avere un figlio? Purtroppo, l’età. L’unico motivo incurabile. Io ho quasi 42 anni, ho incominciato tardi a cercare un figlio ed ero perfettamente consapevole di avere le uova vecchie. Mio marito ha quasi 41 anni e siamo consapevoli anche di questo. Certo che non pensavamo di essere tra coloro che avrebbero collezionato un aborto dietro l’altro senza riuscire ad avere un bambino. Certo che no. Io ho sempre detto che finché c’è il ciclo c’è speranza. Perché mia nonna ha partorito a quasi 43 anni, senza acido folico, senza cure e col mal di cuore. E ha avuto un figlio sanissimo. Quindi si può, anche a 43 anni, o a 44, o anche dopo. Ne conosco di donne che hanno avuto figli naturalmente in tarda età. Perciò la mia razionalità mi porta a pensare che sia possibile anche per me, visto che non ho malattie note che conducano all’aborto. Ma lo so, lo so benissimo di avere 42 anni e che i rischi di aborto e anomalie sono più alti. Quello che mi stupisce è di trovare così tante donne che rifiutano questa cosa, che la mettono in dubbio. Che dicono di non credere che sia solo l’età, ma sicuramente c’è qualcosa che non va in loro. Cioè mettono in dubbio una delle cose più studiate anche dagli stessi medici a cui loro stesse, tra una FIVET, una IUI e mille test, si rivolgono: il declino della fertilità legato all’età, che parte a 30 anni e decresce sempre più. Mettono in dubbio che gli aborti siano correlati all’età e quindi all’incapacità degli ovuli più vecchi di effettuare correttamente la meiosi, come mi spiegò il genetista dopo il mio primo aborto, ribadendo che “i figli si fanno tra i 20 e i 30 anni”.  La cosa che mi fa arrabbiare particolarmente non è che ci sia gente in giro convinta che con qualche cura puoi partorire come le giannenannini ed è tutta roba tua, perché i fortunelli che per avere figli hanno fatto alla vecchia maniera sono di solito molto ignoranti in materia e non sanno nemmeno quali siano i giorni fertili. Ma le donne che hanno affrontato l’infertilità, la procreazione assistita, gli aborti, che hanno sentito diverse opinioni, sono state da diversi medici, hanno parlato coi genetisti e si dicono informate perché leggono sull’argomento (capendo chissà cosa, a questo punto…), come fanno a non capire che l’età è un fattore importante? Sono in denial, dico io. Non ce la fanno ad accettare che potrebbe essere troppo tardi, quindi preferiscono provare e riprovare con le FIV, cambiare medico, andare all’estero a fare terapie assurde e magari dannose, piuttosto che accettare che sono, semplicemente, invecchiate.