Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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E’ finita

Per questa volta è finita “bene”. Venerdì scorso mi sono decisa a tornare all’ospedale perché non avevo ancora visto niente e il sangue sembrava essersi fermato. Ancora una volta, avevo ragione io: la camera gestazionale era ancora lì, al suo posto. Stesse dimensioni. La dottoressa insisteva nell’aspettare ancora per verificare l’evoluzione, ignorando i miei commenti sulla data del concepimento, ignorando anche le basi della sua professione perché dappertutto dicono che se non c’è evoluzione da un’ecografia all’altra, l’aborto è certo. Comunque sono riuscita a convincerla a fissarmi l’isterosuzione per oggi.

Ma non è stata necessaria. Venerdì il test di gravidanza era ancora positivo. Domenica sera mi sono venuti dei dolori, sopportabilissimi ma inequivocabili, e un’emorragia. Sono andata in bagno e ho sentito scendere la camera. L’ho raccolta, l’ho esaminata, l’ho messa in un barattolo sterile e il giorno dopo l’ho portata all’ospedale. Avrei dovuto fare gli esami del sangue preanestesia ma sono prima salita a farmi controllare per l’ennesima volta. Anche stavolta avevo ragione: aborto completo, utero vuoto, endometrio di 4 mm. Tutto a posto. Intervento annullato.

Purtroppo la mia camera gestazionale non era sterile, così dice il dottorino che a me sembra un po’ troppo alle prime armi, e non si può fare il citogenetico. Pazienza, tanto si sa che sarebbe uscita un’anomalia cromosomica. Torno a casa, la apro e la seziono. C’è una pallina rotonda all’interno, forse il sacco vitellino? Chissà. Addio cellule del mio settimo figlio, addio. Vi butto nello scarico. Addio.


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Cicli e ricicli

Ed eccomi qui, dopo 5 anni dalla mia prima gravidanza, ad aspettare la fine della mia settima gravidanza. Perché è così, lo sai, lo sai quando finisce. Intanto questa è una gravidanza arrivata totalmente di sorpresa: non più pianificata, non più cercata, non più immaginata, non più sognata. Rimango incinta a scadenze precise, ogni 7-8-9 mesi, ma questo mese chi l’avrebbe mai sospettato? Solo due rapporti, un raffreddore con tosse che si è trascinata nonostante il caldo infernale, il caldo infernale, varie preoccupazioni e aggiungiamoci pure un sano disinteresse perché quest’anno è stato l’anno della pietra sopra. Sapendo di non avere speranze, ho pensato di dedicarmi ad altro, ho avuto soddisfazioni professionali che per me sono molto importanti, ho deciso di allenarmi un po’ di più e meglio, e ho smesso di prendere vitamine prenatali. Non coscientemente, ma perché mi sono dimenticata una volta, poi due, poi tre e poi ho lasciato perdere. Tutto avrei pensato, tranne di rimanere incinta questo mese.

E invece sì. Ti alzi e ti senti diversa. Io non ho bisogno di test. Lo so. Un giorno di ritardo, due, tre. Crampi tutti i giorni. Seno pesantissimo. Mal di testa. Perdite bianche. Mal di schiena furioso. Sensazione di pesantezza generale. Insonnia. Ecco, questi sono i miei sintomi. Lo sono stati fino a ieri, per 10 giorni. Una gravidanza, questa, durata già più delle ultime due.

Ieri sono andata a letto con un male al seno fortissimo, con i crampi, con la testa che pulsava. Ma stamattina mi sono alzata sentendomi normale. Sentendomi leggera, con il seno leggero, con la pancia leggera. E ho capito che oggi è l’inizio della fine. Tanto per essere sicura di non aver sognato niente, ho fatto un test: positivo. Ma poi ho visto del muco con sangue e so che, come tutte le volte, è l’inizio della fine. Pian piano sarà un po’ di più e poi arriverà il flusso.

Non sono stupita. Non l’ho detto a nessuno. Ho passato questi lunghi dieci giorni di sintomi a tenermi la notizia per me, perché ormai è inutile comunicarlo a chiunque. E’ fastidioso sentirsi fare le congratulazioni o sentirsi dare consigli di “essere positiva” quando tutte le volte che vai in bagno controlli la carta igienica per vedere se ci sia del sangue. Quando hai paura ogni volta che senti un po’ di bagnato e poi fai un sospiro di sollievo vedendo che è solo sudore. Quando vorresti non dover spingere per defecare perché sai che le altre volte il sangue è iniziato così: dopo aver spinto. Ecco quello che pensa una persona che ha abortito tante volte. Quando programmi delle cose, tipo uscite con amici o giri da qualche parte e pensi: “Speriamo di non abortire proprio oggi, se no mi rovino la giornata”. E tiri un sospiro di sollievo quando torni a casa e per quel giorno ce l’hai fatta. E’ fastidioso avere intorno persone che non sanno niente e a cui non dici niente perché sai che non capirebbero. E’ fastidioso sentire le lamentele altrui per delle stupidaggini quando tu sei lì che speri che quella cosa che hai nella pancia sia normale, se ne stia lì, si stia sviluppando. Quando continui a toccarti il seno per capire se è ancora dolente o no. E’ fastidioso sentire genitori che si lamentano dei figli perché in quel momento vorresti solo urlargli: “Ma l’avete fatto voi o ve l’hanno lasciato sulla porta di casa? Mica era obbligatorio, eh.”.

Intanto mi ascolto le lamentele altrui, rimanendo nella mia solitudine in cui nessuno di quelli che vorrei mi dicessero qualcosa mi dice niente.


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Buone feste

Esempi di conversazione natalizia.

N. 1

“Ciao, come va? Buon Natale!”

“Grazie. Purtroppo non va molto bene. Mio figlio è morto un mese fa. Quest’anno non siamo molto dell’umore di festeggiare”

“Oh, mi dispiace. A proposito, lo sai che mio figlio si è laureato e ha trovato lavoro immediatamente?”

N. 2

“Ciao, come va? Buon Natale!”

“Grazie. Purtroppo non va molto bene. Il mio fidanzato mi ha lasciata, sono veramente giù. Dovevamo sposarci a breve e invece…”

“Oh, mi dispiace. A proposito, io e il mio fidanzato ora conviviamo. Siamo molto felici!”

N. 3

“Ciao, come va? Buon Natale!”

“Grazie. Purtroppo non va molto bene. Ho avuto un altro aborto un mese fa. Quest’anno non siamo molto dell’umore di festeggiare”

“Oh, mi dispiace. A proposito, lo sai che Tizia è incinta? Invece Caia ha appena avuto due gemelli, hanno due mesi”

Quale di queste conversazioni è probabile, e accettabile, agli occhi dei più?


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Lettera a mio figlio

Vorrei raccontarti tante cose di quello che abbiamo fatto insieme e faremo insieme, a cominciare da quando eri un invisibile grumo di cellule dentro di me. Io e te siamo saliti su un aereo, abbiamo guardato il verde dall’alto, abbiamo camminato per città e cimiteri pieni di alberi, siamo stati in biblioteche, e poi al ristorante messicano. Io e te abbiamo camminato nella nebbia in campagna, abbiamo visto la nostra gatta guarire da un male misterioso, abbiamo passeggiato per chilometri lungo il mare e sulla spiaggia. Sei stato con me in pineta a fotografare le stelle, hai respirato il profumo del cisto marino, hai visto le cose attraverso i miei occhi. Se tu fossi qui con me ti farei sentire il profumo della pelliccia delle nostre gatte. Passeremmo tante sere sul divano, ascoltando la musica tutti insieme e ballando. E poi ti porterei, ti porterei con me. Nella natura, nel verde, negli alberi, col profumo dell’autunno e dell’inverno e della primavera e dell’estate. Coi colori della terra e dell’acqua. Con le lepri e gli insetti e gli uccelli e il cielo sopra di noi. Ti insegnerei ad amare i libri, le piccole cose. I frutti della terra, la solitudine, il cibo. Le cose strane che ho visto in giro per il mondo quando tu non c’eri. Ti farei vedere le cose essenziali e importanti, via dalla folla, via dal consumismo, in piccoli paesi sperduti e silenziosi. Ti porterei in giro per il mondo per sentire altri suoni, altre lingue. Ti trasmetterei la passione per tutto ciò che è vecchio e per la sua storia, per i libri con le pagine ingiallite e dediche di sconosciuti, per le case abbandonate, le città deserte. Giocherei con te a cucinare, a pasticciare, nel giardino. Ti spiegherei la matematica, imparerei con te tante cose, di nuovo, come se per me fosse la prima volta. Rivivrei con te. Se tu fossi qui.


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Cose da non dire a chi ha subito più aborti (o almeno non a me)

Visto che le perdite procedono bene, abbiamo la conferma. Nonostante non abbia dolori (ma io non ne ho mai) è chiaro che questa gravidanza non è evolutiva. Farò un controllo dopo la fine delle mestruazioni, tanto per vedere che sia tutto a posto.

Intanto però mi sento sola. Mi sento sola perché mai una volta che le persone sappiano dirti qualcosa di sensato. Sono poche, pochissime le persone che si limitano a dire “Mi dispiace” e ad ascoltarti. La maggior parte fa commenti inopportuni, che mi fanno venir voglia di non dire più niente. Ma poi capisco che la loro è solo ignoranza e allora non me la prendo, anzi parlo apertamente dei miei aborti nel tentativo di insegnare qualcosa alla gente. Non riesco a rispondere male alle persone, anche se a volte se lo meriterebbero.

N. 1- Andrà meglio la prossima volta. La prossima volta? Quale prossima volta? Siamo già alla quinta volta. Cos’è, una raccolta punti? Devo avere dieci timbrini sulla tessera prima di ritirare il premio? Va bene dirlo a una che ha avuto un solo aborto, ma poi no. Per piacere, no. Già al secondo aborto una è preoccupata e non è più, e non sarà mai più, come dopo il primo.

N. 2- Però almeno rimani incinta naturalmente. Eh sì, sai che culo? Cinque gravidanze in quattro anni, e cinque aborti. Io l’ho sempre detto che preferirei non rimanere più incinta. Almeno non ci soffro.

N. 3- Be’, almeno è finita presto. Sì, grazie. E’ finita presto, ma questo non mi consola affatto sapendo di produrre solo embrioni malati.

N. 4- Ma hai mai fatto degli esami? (Questa di solito detta da gente che non ha mai abortito in vita sua). Seguono di solito esempi di amiche che avevano patologie varie e non se ne erano mai accorte e finalmente un Bravo Ginecologo ha trovato la cura giusta. Eh, no, care mie. Così mi provocate. Esami? Esami? Cosa facciamo: volete la risposta breve, tipo “Ho già fatto un sacco di esami”, e non mi rompete più i maroni tirando fuori celiachia, endometriosi od ovaio policistico, oppure insistete e volete il racconto completo di tutto quello che ho fatto? Perché è lungo, eh. E’ lungo, molto dettagliato, ricco di tecnicismi e magari non capite un cazzo. Comunque il risultato è che non abbiamo niente, né io né mio marito. E, lasciatemelo dire, è anche un po’ offensivo dire a una che ha avuto cinque aborti se ha mai fatto degli esami. Non siamo sceme. Poliabortive sì, ma masochiste non credo.

N. 5- Perché non provi con la fecondazione assistita? (E anche qui arriva il racconto dell’amica miracolata di 45 anni che è andata in una clinica spagnola e ora è incinta di due gemelli). Questi sono i danni delle informazioni sbagliate, di chi fa credere che basta una cura e tutti possiamo avere dei figli, a qualsiasi età. Eh, no care mie, non funziona così. Innanzitutto io rimango incinta e, normalmente, la procreazione assistita è rivolta a chi non ci rimane. Se anche io la usassi, nulla mi garantirebbe che poi l’embrione sia sano, e quindi? Meglio abortire dopo aver fatto l’amore nel letto col marito, o abortire dopo aver fatto cure, pick-up e transfer? Io preferisco la prima, sinceramente. Seconda cosa, l’età è l’età. Influisce anche sull’esito della procreazione assistita, su questo non ci piove. Ma ovviamente le ignoranti che hanno amiche di 45 anni incinte di due gemelli non sanno che i gemelli provengono da ovodonazione, quindi tocca spiegare che il problema è bypassato grazie agli ovuli giovani di una donatrice. Per me non esiste questa scelta, quindi ciccia.

N. 6- Eh, certo che se li facevi prima i figli, magari non ti succedeva. E questo è un commento che per me vale l’Oscar, mi fa incazzare come una iena. Perché un conto è dirlo a una che si dispera ogni mese quando vede le mestruazioni, che non si rassegna al fatto di essere invecchiata, che gira mille ginecologi nel tentativo di trovare una causa (quando la causa è la sua età, punto e stop), che prova mille farmaci e mille tecniche diverse. Allora OK: se proprio per te era così importante avere un figlio, perché non ci hai provato prima? Capisco le difficoltà economiche ecc… però dalla natura non si scappa. Piuttosto che esaurirsi dopo, perché non darsi una mossa prima? Il ragionamento ci sta tutto. Ma rivolto a me, a me, proprio a me, mi fa incazzare. Perché io l’ho sempre saputo che l’età era un fattore di rischio, e non mi sono mai fatta illusioni, anzi… mi aspettavo quasi anche il primo aborto, non ho versato una sola lacrima e l’ho presa benissimo. Perché io, come tutti del resto, avevo le mie motivazioni per rimandare, e le motivazioni erano che non mi sentivo pronta, che avevo cambiato carriera perché il lavoro che facevo da giovane non era adatto ad avere un figlio (a meno di non essere masochisti), che volevo quindi dedicarmi alla nuova carriera con un po’ di calma, e non fare le cose male perché avevo un figlio piccolo. Perché io non sono una che si strappa i capelli all’idea di non avere un figlio, ma avrò almeno il diritto di stare male la volta che abortisco, no? Dico… due giorni a piangere per i fatti miei, e nemmeno tutto il giorno, posso farli, o è vietato lamentarsi pure di questo? Non dò fastidio a nessuno e non rompo le scatole facendo la piagnucolosa in compagnia d’altri, o quando vedo una donna incinta, o quando vedo un bambino piccolo. Però, cazzo, cinque volte su cinque mi pare veramente troppo, età o non età. Soprattutto perché vedo quarantenni rimanere spensieratamente incinte di figli non voluti (il terzo, o il secondo) e le loro gravidanze non si fermano. Tutti a me gli ovuli vecchi?


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Troppo bello per essere vero?

E siamo alla fine. Settimana scorsa, visita dalla ginecologa e prima ecografia, a 7+6. Però l’embrione era di 4,3 mm che, secondo le tabelle di accrescimento, corrispondono a 5 settimane di gestazione. Però c’era un battito cardiaco. Io sapevo di dovermi aspettare un embrioncino ben formato con il cuore che batteva forte e quindi ho subito chiesto quali erano le previsioni, spiegando anche che in nessun caso potevo aver concepito più tardi, dato che monitoro l’ovulazione e so quando ho ovulato e quando ho concepito con una ragionevole certezza. Ragionevole certezza che può farmi sbagliare di qualche giorno (3/4) ma non di tre settimane (anche perché non avendo avuto rapporti dopo il 28 maggio e avendo avuto il test positivo il 4 giugno c’è poco da post-datare!).

Morale della favola: mi becco un cazziatone dalla ginecologa (ora ex!) che mi dice che sono troppo negativa, che devo stare calma (ero calmissima), che lei vede un sacco di casi così. Mi dà gli esami del sangue del secondo mese, mi fa una tirata lunghissima sugli esami prenatali e mi dice di prendere tutti gli appuntamenti del caso. Però ci rivediamo settimana prossima.

Esco incazzatissima per come mi ha liquidato. Per come non mi ha spiegato. Per come non mi ha dato retta quando le dicevo che sapevo quando ho ovulato. Per il suo ottimismo antipatico. Decido di non fare gli esami del sangue perché non voglio perdere tempo e sprecare soldi dei contribuenti per esami che potrebbero non servire. Prendo appuntamento per i test prenatali, passando ore al telefono con gli ospedali. Aspetto.

Ieri seconda ecografia: embrione ancora di 4,3 mm. Camera gestazionale presente. Battito assente. La ginecologa dice “Mi dispiace” e io invece vorrei darle una sberla, perché a me non dispiace per niente. Sono preparata, non mi dispiace. Mi dispiace di aver perso tempo, ma sono contenta di non aver dato retta a lei e al suo ottimismo superficiale perché altrimenti sì che mi sarei disperata, ieri, perché avrei avuto delle speranze e sarei rimasta malissimo. Invece io no, non mi ero fatta illusioni, non potevo. Razionalmente sapevo che se l’embrione era così indietro nello sviluppo non c’era da aspettarsi un miracolo, e ho avuto ragione.

Diagnosi di aborto interno. Raschiamento giovedì prossimo (se non mi arrivano le sante mestruazioni). Back to the drawing board.

Come mi sento? Dispiaciuta, ma non troppo. Più che altro sono preoccupata per il futuro. Questo embrione alla fine non si è potuto sviluppare, si è arrestato a 5 settimane gestazionali (quindi lui era di 3 settimane) e questo vuol dire che la natura ha capito che c’era qualcosa di grave. La natura ha quasi sempre ragione. Se seleziona, non sbaglia. Però sono dispiaciuta, perché ho perso altri 3/4 mesi. Perché invecchio. Perché abbiamo gli spermatozoi lenti. Perché mio marito ha un caso di gravi handicap in famiglia e ciononostante la mia ginecologa non ha ritenuto opportuno farci fare il cariotipo. Perché io so di essere carente di acido folico e vitamina B12 (possibili cause di aborto) e ciononostante la ginecologa non ha ritenuto di farmi fare un dosaggio, ma mi ha semplicemente detto di prendere degli integratori. Eh, sì. Ma se ho un difetto di assorbimento gli integratori mi fanno una pippa. Ma a lei cosa interessa? E poi adesso ho paura. Paura di non riuscire più a rimanere incinta. Paura di riuscirci e di avere un altro aborto. Paura di non abortire e di avere un feto malformato e dover prendere una decisione io, al posto della natura. Paura. Paura. Paura.

Non sono triste, ma ho paura. Per adesso ho deciso di procedere da sola a farmi fare i dosaggi vitaminici. Poi farò un colloquio con un genetista a cui spiegherò le nostre situazioni e così vedrò se fare un cariotipo e le indagini per la trombofilia. O qualsiasi altra cosa ci consiglierà.

La cosa che mi fa arrabbiare è che mi sono lasciata un po’ prendere dalla gioia e, dopo settimana scorsa, l’avevo detto a qualcuno. Mai essere positive. Mai. A me non può succedere che vada tutto bene. Io devo sempre stare attenta, non devo mai cantar vittoria, devo sempre aspettare all’ultimo. Non sono fortunata. E’ questo che mi deprime, perché una gioia così grande come un figlio per me sarà comunque sempre ricca di angosce fino a quando non lo vedrò in faccia e non saprò che è sano e normale.