Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


Lascia un commento

Cose da non dire a chi ha subito più aborti (o almeno non a me)

Visto che le perdite procedono bene, abbiamo la conferma. Nonostante non abbia dolori (ma io non ne ho mai) è chiaro che questa gravidanza non è evolutiva. Farò un controllo dopo la fine delle mestruazioni, tanto per vedere che sia tutto a posto.

Intanto però mi sento sola. Mi sento sola perché mai una volta che le persone sappiano dirti qualcosa di sensato. Sono poche, pochissime le persone che si limitano a dire “Mi dispiace” e ad ascoltarti. La maggior parte fa commenti inopportuni, che mi fanno venir voglia di non dire più niente. Ma poi capisco che la loro è solo ignoranza e allora non me la prendo, anzi parlo apertamente dei miei aborti nel tentativo di insegnare qualcosa alla gente. Non riesco a rispondere male alle persone, anche se a volte se lo meriterebbero.

N. 1- Andrà meglio la prossima volta. La prossima volta? Quale prossima volta? Siamo già alla quinta volta. Cos’è, una raccolta punti? Devo avere dieci timbrini sulla tessera prima di ritirare il premio? Va bene dirlo a una che ha avuto un solo aborto, ma poi no. Per piacere, no. Già al secondo aborto una è preoccupata e non è più, e non sarà mai più, come dopo il primo.

N. 2- Però almeno rimani incinta naturalmente. Eh sì, sai che culo? Cinque gravidanze in quattro anni, e cinque aborti. Io l’ho sempre detto che preferirei non rimanere più incinta. Almeno non ci soffro.

N. 3- Be’, almeno è finita presto. Sì, grazie. E’ finita presto, ma questo non mi consola affatto sapendo di produrre solo embrioni malati.

N. 4- Ma hai mai fatto degli esami? (Questa di solito detta da gente che non ha mai abortito in vita sua). Seguono di solito esempi di amiche che avevano patologie varie e non se ne erano mai accorte e finalmente un Bravo Ginecologo ha trovato la cura giusta. Eh, no, care mie. Così mi provocate. Esami? Esami? Cosa facciamo: volete la risposta breve, tipo “Ho già fatto un sacco di esami”, e non mi rompete più i maroni tirando fuori celiachia, endometriosi od ovaio policistico, oppure insistete e volete il racconto completo di tutto quello che ho fatto? Perché è lungo, eh. E’ lungo, molto dettagliato, ricco di tecnicismi e magari non capite un cazzo. Comunque il risultato è che non abbiamo niente, né io né mio marito. E, lasciatemelo dire, è anche un po’ offensivo dire a una che ha avuto cinque aborti se ha mai fatto degli esami. Non siamo sceme. Poliabortive sì, ma masochiste non credo.

N. 5- Perché non provi con la fecondazione assistita? (E anche qui arriva il racconto dell’amica miracolata di 45 anni che è andata in una clinica spagnola e ora è incinta di due gemelli). Questi sono i danni delle informazioni sbagliate, di chi fa credere che basta una cura e tutti possiamo avere dei figli, a qualsiasi età. Eh, no care mie, non funziona così. Innanzitutto io rimango incinta e, normalmente, la procreazione assistita è rivolta a chi non ci rimane. Se anche io la usassi, nulla mi garantirebbe che poi l’embrione sia sano, e quindi? Meglio abortire dopo aver fatto l’amore nel letto col marito, o abortire dopo aver fatto cure, pick-up e transfer? Io preferisco la prima, sinceramente. Seconda cosa, l’età è l’età. Influisce anche sull’esito della procreazione assistita, su questo non ci piove. Ma ovviamente le ignoranti che hanno amiche di 45 anni incinte di due gemelli non sanno che i gemelli provengono da ovodonazione, quindi tocca spiegare che il problema è bypassato grazie agli ovuli giovani di una donatrice. Per me non esiste questa scelta, quindi ciccia.

N. 6- Eh, certo che se li facevi prima i figli, magari non ti succedeva. E questo è un commento che per me vale l’Oscar, mi fa incazzare come una iena. Perché un conto è dirlo a una che si dispera ogni mese quando vede le mestruazioni, che non si rassegna al fatto di essere invecchiata, che gira mille ginecologi nel tentativo di trovare una causa (quando la causa è la sua età, punto e stop), che prova mille farmaci e mille tecniche diverse. Allora OK: se proprio per te era così importante avere un figlio, perché non ci hai provato prima? Capisco le difficoltà economiche ecc… però dalla natura non si scappa. Piuttosto che esaurirsi dopo, perché non darsi una mossa prima? Il ragionamento ci sta tutto. Ma rivolto a me, a me, proprio a me, mi fa incazzare. Perché io l’ho sempre saputo che l’età era un fattore di rischio, e non mi sono mai fatta illusioni, anzi… mi aspettavo quasi anche il primo aborto, non ho versato una sola lacrima e l’ho presa benissimo. Perché io, come tutti del resto, avevo le mie motivazioni per rimandare, e le motivazioni erano che non mi sentivo pronta, che avevo cambiato carriera perché il lavoro che facevo da giovane non era adatto ad avere un figlio (a meno di non essere masochisti), che volevo quindi dedicarmi alla nuova carriera con un po’ di calma, e non fare le cose male perché avevo un figlio piccolo. Perché io non sono una che si strappa i capelli all’idea di non avere un figlio, ma avrò almeno il diritto di stare male la volta che abortisco, no? Dico… due giorni a piangere per i fatti miei, e nemmeno tutto il giorno, posso farli, o è vietato lamentarsi pure di questo? Non dò fastidio a nessuno e non rompo le scatole facendo la piagnucolosa in compagnia d’altri, o quando vedo una donna incinta, o quando vedo un bambino piccolo. Però, cazzo, cinque volte su cinque mi pare veramente troppo, età o non età. Soprattutto perché vedo quarantenni rimanere spensieratamente incinte di figli non voluti (il terzo, o il secondo) e le loro gravidanze non si fermano. Tutti a me gli ovuli vecchi?


Lascia un commento

Troppo bello per essere vero?

E siamo alla fine. Settimana scorsa, visita dalla ginecologa e prima ecografia, a 7+6. Però l’embrione era di 4,3 mm che, secondo le tabelle di accrescimento, corrispondono a 5 settimane di gestazione. Però c’era un battito cardiaco. Io sapevo di dovermi aspettare un embrioncino ben formato con il cuore che batteva forte e quindi ho subito chiesto quali erano le previsioni, spiegando anche che in nessun caso potevo aver concepito più tardi, dato che monitoro l’ovulazione e so quando ho ovulato e quando ho concepito con una ragionevole certezza. Ragionevole certezza che può farmi sbagliare di qualche giorno (3/4) ma non di tre settimane (anche perché non avendo avuto rapporti dopo il 28 maggio e avendo avuto il test positivo il 4 giugno c’è poco da post-datare!).

Morale della favola: mi becco un cazziatone dalla ginecologa (ora ex!) che mi dice che sono troppo negativa, che devo stare calma (ero calmissima), che lei vede un sacco di casi così. Mi dà gli esami del sangue del secondo mese, mi fa una tirata lunghissima sugli esami prenatali e mi dice di prendere tutti gli appuntamenti del caso. Però ci rivediamo settimana prossima.

Esco incazzatissima per come mi ha liquidato. Per come non mi ha spiegato. Per come non mi ha dato retta quando le dicevo che sapevo quando ho ovulato. Per il suo ottimismo antipatico. Decido di non fare gli esami del sangue perché non voglio perdere tempo e sprecare soldi dei contribuenti per esami che potrebbero non servire. Prendo appuntamento per i test prenatali, passando ore al telefono con gli ospedali. Aspetto.

Ieri seconda ecografia: embrione ancora di 4,3 mm. Camera gestazionale presente. Battito assente. La ginecologa dice “Mi dispiace” e io invece vorrei darle una sberla, perché a me non dispiace per niente. Sono preparata, non mi dispiace. Mi dispiace di aver perso tempo, ma sono contenta di non aver dato retta a lei e al suo ottimismo superficiale perché altrimenti sì che mi sarei disperata, ieri, perché avrei avuto delle speranze e sarei rimasta malissimo. Invece io no, non mi ero fatta illusioni, non potevo. Razionalmente sapevo che se l’embrione era così indietro nello sviluppo non c’era da aspettarsi un miracolo, e ho avuto ragione.

Diagnosi di aborto interno. Raschiamento giovedì prossimo (se non mi arrivano le sante mestruazioni). Back to the drawing board.

Come mi sento? Dispiaciuta, ma non troppo. Più che altro sono preoccupata per il futuro. Questo embrione alla fine non si è potuto sviluppare, si è arrestato a 5 settimane gestazionali (quindi lui era di 3 settimane) e questo vuol dire che la natura ha capito che c’era qualcosa di grave. La natura ha quasi sempre ragione. Se seleziona, non sbaglia. Però sono dispiaciuta, perché ho perso altri 3/4 mesi. Perché invecchio. Perché abbiamo gli spermatozoi lenti. Perché mio marito ha un caso di gravi handicap in famiglia e ciononostante la mia ginecologa non ha ritenuto opportuno farci fare il cariotipo. Perché io so di essere carente di acido folico e vitamina B12 (possibili cause di aborto) e ciononostante la ginecologa non ha ritenuto di farmi fare un dosaggio, ma mi ha semplicemente detto di prendere degli integratori. Eh, sì. Ma se ho un difetto di assorbimento gli integratori mi fanno una pippa. Ma a lei cosa interessa? E poi adesso ho paura. Paura di non riuscire più a rimanere incinta. Paura di riuscirci e di avere un altro aborto. Paura di non abortire e di avere un feto malformato e dover prendere una decisione io, al posto della natura. Paura. Paura. Paura.

Non sono triste, ma ho paura. Per adesso ho deciso di procedere da sola a farmi fare i dosaggi vitaminici. Poi farò un colloquio con un genetista a cui spiegherò le nostre situazioni e così vedrò se fare un cariotipo e le indagini per la trombofilia. O qualsiasi altra cosa ci consiglierà.

La cosa che mi fa arrabbiare è che mi sono lasciata un po’ prendere dalla gioia e, dopo settimana scorsa, l’avevo detto a qualcuno. Mai essere positive. Mai. A me non può succedere che vada tutto bene. Io devo sempre stare attenta, non devo mai cantar vittoria, devo sempre aspettare all’ultimo. Non sono fortunata. E’ questo che mi deprime, perché una gioia così grande come un figlio per me sarà comunque sempre ricca di angosce fino a quando non lo vedrò in faccia e non saprò che è sano e normale.