Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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E’ finita

Per questa volta è finita “bene”. Venerdì scorso mi sono decisa a tornare all’ospedale perché non avevo ancora visto niente e il sangue sembrava essersi fermato. Ancora una volta, avevo ragione io: la camera gestazionale era ancora lì, al suo posto. Stesse dimensioni. La dottoressa insisteva nell’aspettare ancora per verificare l’evoluzione, ignorando i miei commenti sulla data del concepimento, ignorando anche le basi della sua professione perché dappertutto dicono che se non c’è evoluzione da un’ecografia all’altra, l’aborto è certo. Comunque sono riuscita a convincerla a fissarmi l’isterosuzione per oggi.

Ma non è stata necessaria. Venerdì il test di gravidanza era ancora positivo. Domenica sera mi sono venuti dei dolori, sopportabilissimi ma inequivocabili, e un’emorragia. Sono andata in bagno e ho sentito scendere la camera. L’ho raccolta, l’ho esaminata, l’ho messa in un barattolo sterile e il giorno dopo l’ho portata all’ospedale. Avrei dovuto fare gli esami del sangue preanestesia ma sono prima salita a farmi controllare per l’ennesima volta. Anche stavolta avevo ragione: aborto completo, utero vuoto, endometrio di 4 mm. Tutto a posto. Intervento annullato.

Purtroppo la mia camera gestazionale non era sterile, così dice il dottorino che a me sembra un po’ troppo alle prime armi, e non si può fare il citogenetico. Pazienza, tanto si sa che sarebbe uscita un’anomalia cromosomica. Torno a casa, la apro e la seziono. C’è una pallina rotonda all’interno, forse il sacco vitellino? Chissà. Addio cellule del mio settimo figlio, addio. Vi butto nello scarico. Addio.

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Cicli e ricicli

Ed eccomi qui, dopo 5 anni dalla mia prima gravidanza, ad aspettare la fine della mia settima gravidanza. Perché è così, lo sai, lo sai quando finisce. Intanto questa è una gravidanza arrivata totalmente di sorpresa: non più pianificata, non più cercata, non più immaginata, non più sognata. Rimango incinta a scadenze precise, ogni 7-8-9 mesi, ma questo mese chi l’avrebbe mai sospettato? Solo due rapporti, un raffreddore con tosse che si è trascinata nonostante il caldo infernale, il caldo infernale, varie preoccupazioni e aggiungiamoci pure un sano disinteresse perché quest’anno è stato l’anno della pietra sopra. Sapendo di non avere speranze, ho pensato di dedicarmi ad altro, ho avuto soddisfazioni professionali che per me sono molto importanti, ho deciso di allenarmi un po’ di più e meglio, e ho smesso di prendere vitamine prenatali. Non coscientemente, ma perché mi sono dimenticata una volta, poi due, poi tre e poi ho lasciato perdere. Tutto avrei pensato, tranne di rimanere incinta questo mese.

E invece sì. Ti alzi e ti senti diversa. Io non ho bisogno di test. Lo so. Un giorno di ritardo, due, tre. Crampi tutti i giorni. Seno pesantissimo. Mal di testa. Perdite bianche. Mal di schiena furioso. Sensazione di pesantezza generale. Insonnia. Ecco, questi sono i miei sintomi. Lo sono stati fino a ieri, per 10 giorni. Una gravidanza, questa, durata già più delle ultime due.

Ieri sono andata a letto con un male al seno fortissimo, con i crampi, con la testa che pulsava. Ma stamattina mi sono alzata sentendomi normale. Sentendomi leggera, con il seno leggero, con la pancia leggera. E ho capito che oggi è l’inizio della fine. Tanto per essere sicura di non aver sognato niente, ho fatto un test: positivo. Ma poi ho visto del muco con sangue e so che, come tutte le volte, è l’inizio della fine. Pian piano sarà un po’ di più e poi arriverà il flusso.

Non sono stupita. Non l’ho detto a nessuno. Ho passato questi lunghi dieci giorni di sintomi a tenermi la notizia per me, perché ormai è inutile comunicarlo a chiunque. E’ fastidioso sentirsi fare le congratulazioni o sentirsi dare consigli di “essere positiva” quando tutte le volte che vai in bagno controlli la carta igienica per vedere se ci sia del sangue. Quando hai paura ogni volta che senti un po’ di bagnato e poi fai un sospiro di sollievo vedendo che è solo sudore. Quando vorresti non dover spingere per defecare perché sai che le altre volte il sangue è iniziato così: dopo aver spinto. Ecco quello che pensa una persona che ha abortito tante volte. Quando programmi delle cose, tipo uscite con amici o giri da qualche parte e pensi: “Speriamo di non abortire proprio oggi, se no mi rovino la giornata”. E tiri un sospiro di sollievo quando torni a casa e per quel giorno ce l’hai fatta. E’ fastidioso avere intorno persone che non sanno niente e a cui non dici niente perché sai che non capirebbero. E’ fastidioso sentire le lamentele altrui per delle stupidaggini quando tu sei lì che speri che quella cosa che hai nella pancia sia normale, se ne stia lì, si stia sviluppando. Quando continui a toccarti il seno per capire se è ancora dolente o no. E’ fastidioso sentire genitori che si lamentano dei figli perché in quel momento vorresti solo urlargli: “Ma l’avete fatto voi o ve l’hanno lasciato sulla porta di casa? Mica era obbligatorio, eh.”.

Intanto mi ascolto le lamentele altrui, rimanendo nella mia solitudine in cui nessuno di quelli che vorrei mi dicessero qualcosa mi dice niente.


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Farsene una ragione

Mi chiedo spesso se e quando me ne farò una ragione. Quando cioè deciderò che è il caso di gettare la spugna, ritornare all’uso del preservativo o anche, semplicemente, adibire a guardaroba la stanza che adesso è lì, usata come deposito. Ché, in realtà, un passo avanti era già stato fatto: quest’estate, in preda al caldo, ci siamo stufati della nostra camera da letto e abbiamo spostato il letto nella “cameretta”, che dà sul giardino, è più silenziosa e gode di un panorama migliore (per quanto si possa parlare di panorami da queste parti). Ora quella è la nostra camera da letto, e c’è solo il letto coi suoi comodini, perché armadio e letto matrimoniale insieme non ci stanno.

Così, la nostra camera da letto è diventata il deposito. Oltre all’armadio c’è una vecchia scrivania, un mobiletto multiuso, l’asciugatrice, uno scaffale con le piante, il mobile dello stiro: tutto in gran disordine. Sogno costantemente di svuotarla e metterci un bell’armadio lungo tutta la parete, dove sistemare tutto per bene, e poi al centro della stanza una poltrona per quando ci si veste/sveste. Un vero e proprio locale guardaroba, insomma. E vorrei farlo. Poi però mi trattengo, perché penso: e se spendo tutti quei soldi per fare un armadio su misura e poi rimango incinta e devo cambiare tutto di nuovo?

Una scusa stupida, da una parte. Ma dall’altra mi frena. Mi sembra che decidere una volta per tutte di usare quella stanza come guardaroba sia come metterci definitivamente una pietra sopra.

Perché non ci riesco? La risposta non è “perché voglio un figlio più di ogni altra cosa al mondo”, no. Io lo voglio, ma non più di ogni altra cosa al mondo. Lo voglio, ma non al punto di mettermi a disposizione della scienza e prendere ormoni e fare interventi e viaggi della speranza. No. Io lo voglio e basta. Non riesco a rinunciare non solo perché voglio un figlio ma perché non riesco a rinunciare ai miei piani, all’immagine che mi ero creata della mia vita. Non riesco a rinunciare all’idea di me che lavoro da casa seduta al computer e che poi mi dedico alle passeggiate lungo il canale con mio figlio nel pomeriggio. Non riesco a rinunciare a me stessa incinta che compra regalini per il figlio non ancora nato. Non riesco a rinunciare all’idea di me che porto il piccolo al mare in autunno e cammino, cammino, godendomi l’aria fresca e assaporando la gioia di essere lì. Non riesco a rinunciare alla mia immagine di vita, a come io l’ho immaginata e a come ho sempre pensato che dovesse essere.

Riuscirò a farmene una ragione? Probabilmente sì. Me ne sono fatta una ragione dopo il secondo aborto (dopo il primo ero troppo sicura di riuscirci), e poi ancora dopo il terzo, e ancora di più dopo il quarto. Me ne sono fatta una ragione durante tutto l’anno scorso, ho spostato il letto, ho deciso che una volta finiti gli impegni che mi tengono occupata adesso butterò tutto il superfluo negli armadi e riorganizzerò tutto.

Però poi arriva sempre un colpo basso, come questa ultima gravidanza inaspettata. Inaspettata perché a distanza di un anno dalla precedente stavo cominciando a mettermi tranquilla. A farmene una ragione, no? A pensare che se le altre rimangono incinte, bene per loro, ma per me è andata così. E’ andata così. Guardiamo oltre. A pensare che fa male sentire che chi comincia la ricerca ce la fa in breve tempo anche se non è una ragazza sotto i trenta, ma fa niente, è andata così. Mettiamoci il cuore in pace. Facciamocene una ragione. Di tante cose sono riuscita a farmi una ragione nella mia vita, non ho nemmeno voglia di elencarle tutte. Se le cose non si possono cambiare, si accettano.

Perché è così difficile in questo caso?


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Cose da non dire a chi ha subito più aborti (o almeno non a me)

Visto che le perdite procedono bene, abbiamo la conferma. Nonostante non abbia dolori (ma io non ne ho mai) è chiaro che questa gravidanza non è evolutiva. Farò un controllo dopo la fine delle mestruazioni, tanto per vedere che sia tutto a posto.

Intanto però mi sento sola. Mi sento sola perché mai una volta che le persone sappiano dirti qualcosa di sensato. Sono poche, pochissime le persone che si limitano a dire “Mi dispiace” e ad ascoltarti. La maggior parte fa commenti inopportuni, che mi fanno venir voglia di non dire più niente. Ma poi capisco che la loro è solo ignoranza e allora non me la prendo, anzi parlo apertamente dei miei aborti nel tentativo di insegnare qualcosa alla gente. Non riesco a rispondere male alle persone, anche se a volte se lo meriterebbero.

N. 1- Andrà meglio la prossima volta. La prossima volta? Quale prossima volta? Siamo già alla quinta volta. Cos’è, una raccolta punti? Devo avere dieci timbrini sulla tessera prima di ritirare il premio? Va bene dirlo a una che ha avuto un solo aborto, ma poi no. Per piacere, no. Già al secondo aborto una è preoccupata e non è più, e non sarà mai più, come dopo il primo.

N. 2- Però almeno rimani incinta naturalmente. Eh sì, sai che culo? Cinque gravidanze in quattro anni, e cinque aborti. Io l’ho sempre detto che preferirei non rimanere più incinta. Almeno non ci soffro.

N. 3- Be’, almeno è finita presto. Sì, grazie. E’ finita presto, ma questo non mi consola affatto sapendo di produrre solo embrioni malati.

N. 4- Ma hai mai fatto degli esami? (Questa di solito detta da gente che non ha mai abortito in vita sua). Seguono di solito esempi di amiche che avevano patologie varie e non se ne erano mai accorte e finalmente un Bravo Ginecologo ha trovato la cura giusta. Eh, no, care mie. Così mi provocate. Esami? Esami? Cosa facciamo: volete la risposta breve, tipo “Ho già fatto un sacco di esami”, e non mi rompete più i maroni tirando fuori celiachia, endometriosi od ovaio policistico, oppure insistete e volete il racconto completo di tutto quello che ho fatto? Perché è lungo, eh. E’ lungo, molto dettagliato, ricco di tecnicismi e magari non capite un cazzo. Comunque il risultato è che non abbiamo niente, né io né mio marito. E, lasciatemelo dire, è anche un po’ offensivo dire a una che ha avuto cinque aborti se ha mai fatto degli esami. Non siamo sceme. Poliabortive sì, ma masochiste non credo.

N. 5- Perché non provi con la fecondazione assistita? (E anche qui arriva il racconto dell’amica miracolata di 45 anni che è andata in una clinica spagnola e ora è incinta di due gemelli). Questi sono i danni delle informazioni sbagliate, di chi fa credere che basta una cura e tutti possiamo avere dei figli, a qualsiasi età. Eh, no care mie, non funziona così. Innanzitutto io rimango incinta e, normalmente, la procreazione assistita è rivolta a chi non ci rimane. Se anche io la usassi, nulla mi garantirebbe che poi l’embrione sia sano, e quindi? Meglio abortire dopo aver fatto l’amore nel letto col marito, o abortire dopo aver fatto cure, pick-up e transfer? Io preferisco la prima, sinceramente. Seconda cosa, l’età è l’età. Influisce anche sull’esito della procreazione assistita, su questo non ci piove. Ma ovviamente le ignoranti che hanno amiche di 45 anni incinte di due gemelli non sanno che i gemelli provengono da ovodonazione, quindi tocca spiegare che il problema è bypassato grazie agli ovuli giovani di una donatrice. Per me non esiste questa scelta, quindi ciccia.

N. 6- Eh, certo che se li facevi prima i figli, magari non ti succedeva. E questo è un commento che per me vale l’Oscar, mi fa incazzare come una iena. Perché un conto è dirlo a una che si dispera ogni mese quando vede le mestruazioni, che non si rassegna al fatto di essere invecchiata, che gira mille ginecologi nel tentativo di trovare una causa (quando la causa è la sua età, punto e stop), che prova mille farmaci e mille tecniche diverse. Allora OK: se proprio per te era così importante avere un figlio, perché non ci hai provato prima? Capisco le difficoltà economiche ecc… però dalla natura non si scappa. Piuttosto che esaurirsi dopo, perché non darsi una mossa prima? Il ragionamento ci sta tutto. Ma rivolto a me, a me, proprio a me, mi fa incazzare. Perché io l’ho sempre saputo che l’età era un fattore di rischio, e non mi sono mai fatta illusioni, anzi… mi aspettavo quasi anche il primo aborto, non ho versato una sola lacrima e l’ho presa benissimo. Perché io, come tutti del resto, avevo le mie motivazioni per rimandare, e le motivazioni erano che non mi sentivo pronta, che avevo cambiato carriera perché il lavoro che facevo da giovane non era adatto ad avere un figlio (a meno di non essere masochisti), che volevo quindi dedicarmi alla nuova carriera con un po’ di calma, e non fare le cose male perché avevo un figlio piccolo. Perché io non sono una che si strappa i capelli all’idea di non avere un figlio, ma avrò almeno il diritto di stare male la volta che abortisco, no? Dico… due giorni a piangere per i fatti miei, e nemmeno tutto il giorno, posso farli, o è vietato lamentarsi pure di questo? Non dò fastidio a nessuno e non rompo le scatole facendo la piagnucolosa in compagnia d’altri, o quando vedo una donna incinta, o quando vedo un bambino piccolo. Però, cazzo, cinque volte su cinque mi pare veramente troppo, età o non età. Soprattutto perché vedo quarantenni rimanere spensieratamente incinte di figli non voluti (il terzo, o il secondo) e le loro gravidanze non si fermano. Tutti a me gli ovuli vecchi?


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Iniziamo bene l’anno

Ed eccomi ancora qui. Era più di un anno che non rimanevo incinta (ultima test positivo a novembre 2012) e ci avevo ormai messo la classica pietra sopra. Più o meno. Più o meno perché comunque non uso anticoncezionali e un figlio lo vorrei sempre. Ma ormai…
E invece settimana scorsa non mi sono arrivate le mestruazioni. E io ho saputo. Ho saputo di essere incinta. Perché io lo so sempre. Lo so sempre quando sono incinta e lo so sempre quando abortisco. Non sbaglio mai.
Non ho fatto il test, ho deciso di godermi la cosa finché durava. Ho deciso di concentrarmi sulle cose positive che stanno capitando in questo momento, sulle belle persone che ho conosciuto, sulle belle cose che sto facendo, sui lavori che vengono apprezzati, sulle prospettive future che sembrano promettere abbastanza bene. Sono felice. In questi giorni sono felice. E sento i sintomi della gravidanza, il seno molto teso e pesante e delle contrazioni uterine, come dei tremolii.
Poi stamattina, un po’ di nausea. Giusto per farmi illudere un po’.
Ma io resisto, niente test e niente appuntamenti dal ginecologo.
E poi ecco qui… oggi pomeriggio una macchia di sangue rosso. Rosso rosso. Rosso vivo, come dicono i dottori. No, non è sangue vecchio. No, non è marrone. No, non è una venuzza rotta (a meno che non sia la safena!). No, non è una perdita da impianto (e quando mai!). E’ sangue. E di solito, negli ultimi tre aborti, è capitato così: una macchiolina di sangue dopo essere andati in bagno, e via a sperare che forse è stato solo un capillare rotto. Poi il giorno dopo, un po’ di più. Poi il terzo giorno, sangue bello vivo, mestruazioni e assorbente. Fine della storia.
Questa volta ho battuto ogni record: 4 settimane e 6 giorni, nemmeno 5. Sempre più corte, le mie gravidanze.
E, per la cronaca, sono andata a comprarmi un test. Perché io non li tengo in casa, non sono una maniaca che ne usa uno tutti i mesi. Tanto lo so se sono incinta. Però volevo la conferma: ci ho azzeccato io oppure era solo un ritardo? No, ci ho azzeccato io. Sono incinta, anche se non lo sono più. Il test è qui, positivo, con la decima urina della giornata, due gocce per la verità. Gli ormoni sono in circolo. Ma è già finita, nemmeno il tempo di illudersi.


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Infertilità vs. abortività

Agli occhi di chi sta fuori, una coppia senza figli è una coppia senza figli. Non c’è riuscita. Ma la verità è che essere infertili ed essere poliabortive è totalmente diverso. Non sto dicendo che si soffre di più ad essere poliabortive, come sono io. Non posso dirlo perché io non sono infertile e non so cosa voglia dire non avere mai un test positivo e magari non trovare mai la causa dell’infertilità, perciò non posso fare paragoni.

Chiaramente poliabortiva una lo diventa dopo un certo numero di aborti, per cui potebbe sembrare che, dopo un solo aborto, lo stato d’animo non sia tanto diverso da quello di una donna “normale”. Ma non è così. Dopo un aborto, non si è più serene al 100%. Dopo un aborto ci si chiederà per sempre se succederà ancora. Poi potrebbe essere che non succeda più, come nella maggior parte dei casi, e quindi probabilmente si viene a patti con l’aborto, lo si relega in fondo alla memoria. Ma nel momento in cui una donna fa un test di gravidanza dopo aver avuto un aborto, non prova la gioia sconfinata di chi ha atteso quel positivo con trepidazione. Prova spavento, ansia. Ha paura di rivivere ancora quel brutto momento in cui le hanno comunicato che non c’era battito, oppure di trovare delle perdite di sangue da un momento all’altro. L’innocenza e la gioia dei nove mesi di gravidanza sono persi per sempre, dopo un aborto. La cosa in assoluto più brutta, per quanto mi riguarda, è sentirsi dire certe cose da chi non ci è mai passato. Capita addirittura che un’infertile ti dica: “Non sai cosa darei io per vedere un positivo ogni tanto“, ma è un’affermazione stupida. Tu, infertile, certamente vorresti vedere un positivo, ma sono sicura che vorresti pure che quel positivo durasse nove mesi. Sai cosa vuol dire vedere un positivo e illudersi, volare con la mente, e poi trovarsi con un aborto in atto? No, non lo sai. Così come io non so quanto sia dura veder passare gli anni senza mai avere un positivo. Io posso dire che, alla luce della mia storia, avrei preferito di gran lunga non essere mai rimasta incinta piuttosto che subire quattro aborti.

Un’altra cosa dolorosa da sentirsi dire è: “Sii più positiva“, quando comunichi che sei incinta. Come se poi, quando va male, fosse colpa tua che non sei stata abbastanza felice alla vista del test. Come no. Certo che ero felice. Io sono stata felice al secondo test positivo, ma non per questo non ero preoccupata. Al momento della prima ecografia, quando si è vista solo la camera gestazionale vuota, ho anche sperato che l’embrione comparisse dopo. Ma vi do una notizia: se le cose promettono male, di solito vanno male. Inutile perdersi nei forum a cercare tutte quelle storie di donne che hanno avuto perdite per nove mesi e però hanno avuto i loro figli, o di quelle che raccontano che a 8 settimane di gestazione non c’era l’embrione e poi è apparso. Di solito sono storie false. Non per la cattiva fede di chi le racconta, ma per l’imprecisione delle loro descrizioni.  La maggior parte di quelle che racconta queste storie miracolose non sa esattamente quando ha concepito o non sa descrivere quali fossero i suoi problemi e quindi grida al miracolo. Ma credetemi: se le tabelle ufficiali ginecologiche dicono che l’embrione a 6 settimane deve avere il battito, perché hanno studiato milioni di embrioni ed è sempre così, allora è vero. Stop. Se il vostro embrione non ha il battito difficilmente apparirà più tardi. Ho una lunga esperienza in queste cose, lunghissima.

Quando poi hai avuto due aborti, e rimani incinta per la terza volta, la sensazione è quasi di “forza, muoviamoci ad abortire, ché voglio arrivare alla fine il più presto possibile”. Non puoi credere che ti andrà bene. Non prenoti l’ecografia alla sesta settimana, tanto sai già che sarebbe un’angoscia inutile. Meglio aspettare. E poi magari abortisci di nuovo. Ecco: ora fai parte della categoria delle poliabortive. Ti prescrivono un sacco di esami e, nella maggior parte dei casi, non trovano niente. Ti dicono di continuare a riprovare, ché è solo sfortuna.

Il quarto aborto per me è stato il più difficile da sopportare, finora. Un po’ perché il test positivo coincideva con la data parto della terza gravidanza e col mio compleanno, quindi ho sperato in un regalo. Un po’ perché dopo tre aborti pensavo di aver ormai esaurito tutte le casistiche negative. Un po’ perché erano mesi che, su suggerimento dell’ematologa, prendevo vitamine a dosaggi altissimi e avevo fatto iniezioni di eparina (inutili nel mio caso) subito dopo il test positivo. Un po’ perché mio marito aveva finalmente degli spermiogrammi ottimi. Un po’ perché ho abortito e dopo poco era Natale e io, nonostante il mio realismo e nonostante le esperienze negative, mi vedevo dare l’annuncio della gravidanza proprio a Natale. E’ stato difficile. Ho fatto lo stesso l’albero, per tirarmi su di morale, per essere circondata da decorazioni allegre che davano calore alla casa, ma ho passato settimane nere, nerissime.

Posso dire che preferirei non rimanere mai più incinta piuttosto che abortire di nuovo? L’ho anche già detto fin dal primo aborto, per la verità. Perché il non vedere più un test positivo non ha grossi impatti sulla mia vita. La mia vita rimane così com’è. Posso pianificare cose a lungo termine, perché tanto non sarò incinta. Posso rimanere delusa dall’arrivo delle mestruazioni, ma si tratta di un giorno o due e poi la vita riprende come sempre. Posso uscire, ridere, scherzare con gli amici perché non sto subendo un lutto. Quando abortisci non soffri solo alla diagnosi di aborto e dopo. Soffri anche prima. Soffri a partire dal test positivo, perché hai paura. Poi vai avanti per alcune settimane, finché dura la tua gravidanza, in preda al timore di veder scomparire i sintomi o di avere delle perdite. Poi, se sei fortunata, hai le perdite e abortisci naturalmente. Se invece sei sfortunata arrivi alla visita, c’è incertezza sull’evoluzione della gravidanza e ti rimandano alla settimana successiva. E poi, ti cade la tegola in testa. E magari ti tocca pure andare a fare un’isterosuzione. E poi non è finita, perché dopo un qualsiasi aborto devi fare un’ecografia di controllo a distanza di un mesetto per vedere che sia tutto a posto. Quindi come minimo passi due mesi della tua vita ad angosciarti e soffrire e solo dopo potrai rialzarti. Se invece va peggio, e l’aborto avviene più avanti, i mesi aumentano. Magari sono tre mesi, o quattro, o cinque. E in quei mesi tu vivi in un limbo, sospesa. Non sai se lasciarti andare alla speranza oppure alla tristezza. Non sai se dirlo agli altri o tenerlo per te. Non sai come comportarti perché hai paura delle domande. E quando poi crolli, comunque devi spiegare, almeno alle persone che ti stanno più vicine, perché magari vuoi passare dei giorni rintanata in casa e non te la senti di frequentare gli altri.

Per cui no, un aborto non è solo un avvenimento puntuale, un qualcosa che succede da lì in avanti. Essere abortive, dopo il primo aborto, e soprattutto dopo il secondo, implica il soffrire per mesi. E implica il non poter dimenticare. Quei bambini non sono mai esistiti se non nelle mie fantasie e aspettative, ma è impossibile non pensare che il primo ora avrebbe due anni e mezzo, o che il secondo avrebbe quasi due anni, o che il terzo avrebbe quasi un anno, o che il quarto avrebbe due mesi.