Stuck in the (not) mom(ent)

Welcome to the land where unicorns don't fly


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Cicli e ricicli

Ed eccomi qui, dopo 5 anni dalla mia prima gravidanza, ad aspettare la fine della mia settima gravidanza. Perché è così, lo sai, lo sai quando finisce. Intanto questa è una gravidanza arrivata totalmente di sorpresa: non più pianificata, non più cercata, non più immaginata, non più sognata. Rimango incinta a scadenze precise, ogni 7-8-9 mesi, ma questo mese chi l’avrebbe mai sospettato? Solo due rapporti, un raffreddore con tosse che si è trascinata nonostante il caldo infernale, il caldo infernale, varie preoccupazioni e aggiungiamoci pure un sano disinteresse perché quest’anno è stato l’anno della pietra sopra. Sapendo di non avere speranze, ho pensato di dedicarmi ad altro, ho avuto soddisfazioni professionali che per me sono molto importanti, ho deciso di allenarmi un po’ di più e meglio, e ho smesso di prendere vitamine prenatali. Non coscientemente, ma perché mi sono dimenticata una volta, poi due, poi tre e poi ho lasciato perdere. Tutto avrei pensato, tranne di rimanere incinta questo mese.

E invece sì. Ti alzi e ti senti diversa. Io non ho bisogno di test. Lo so. Un giorno di ritardo, due, tre. Crampi tutti i giorni. Seno pesantissimo. Mal di testa. Perdite bianche. Mal di schiena furioso. Sensazione di pesantezza generale. Insonnia. Ecco, questi sono i miei sintomi. Lo sono stati fino a ieri, per 10 giorni. Una gravidanza, questa, durata già più delle ultime due.

Ieri sono andata a letto con un male al seno fortissimo, con i crampi, con la testa che pulsava. Ma stamattina mi sono alzata sentendomi normale. Sentendomi leggera, con il seno leggero, con la pancia leggera. E ho capito che oggi è l’inizio della fine. Tanto per essere sicura di non aver sognato niente, ho fatto un test: positivo. Ma poi ho visto del muco con sangue e so che, come tutte le volte, è l’inizio della fine. Pian piano sarà un po’ di più e poi arriverà il flusso.

Non sono stupita. Non l’ho detto a nessuno. Ho passato questi lunghi dieci giorni di sintomi a tenermi la notizia per me, perché ormai è inutile comunicarlo a chiunque. E’ fastidioso sentirsi fare le congratulazioni o sentirsi dare consigli di “essere positiva” quando tutte le volte che vai in bagno controlli la carta igienica per vedere se ci sia del sangue. Quando hai paura ogni volta che senti un po’ di bagnato e poi fai un sospiro di sollievo vedendo che è solo sudore. Quando vorresti non dover spingere per defecare perché sai che le altre volte il sangue è iniziato così: dopo aver spinto. Ecco quello che pensa una persona che ha abortito tante volte. Quando programmi delle cose, tipo uscite con amici o giri da qualche parte e pensi: “Speriamo di non abortire proprio oggi, se no mi rovino la giornata”. E tiri un sospiro di sollievo quando torni a casa e per quel giorno ce l’hai fatta. E’ fastidioso avere intorno persone che non sanno niente e a cui non dici niente perché sai che non capirebbero. E’ fastidioso sentire le lamentele altrui per delle stupidaggini quando tu sei lì che speri che quella cosa che hai nella pancia sia normale, se ne stia lì, si stia sviluppando. Quando continui a toccarti il seno per capire se è ancora dolente o no. E’ fastidioso sentire genitori che si lamentano dei figli perché in quel momento vorresti solo urlargli: “Ma l’avete fatto voi o ve l’hanno lasciato sulla porta di casa? Mica era obbligatorio, eh.”.

Intanto mi ascolto le lamentele altrui, rimanendo nella mia solitudine in cui nessuno di quelli che vorrei mi dicessero qualcosa mi dice niente.


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Infertilità vs. abortività

Agli occhi di chi sta fuori, una coppia senza figli è una coppia senza figli. Non c’è riuscita. Ma la verità è che essere infertili ed essere poliabortive è totalmente diverso. Non sto dicendo che si soffre di più ad essere poliabortive, come sono io. Non posso dirlo perché io non sono infertile e non so cosa voglia dire non avere mai un test positivo e magari non trovare mai la causa dell’infertilità, perciò non posso fare paragoni.

Chiaramente poliabortiva una lo diventa dopo un certo numero di aborti, per cui potebbe sembrare che, dopo un solo aborto, lo stato d’animo non sia tanto diverso da quello di una donna “normale”. Ma non è così. Dopo un aborto, non si è più serene al 100%. Dopo un aborto ci si chiederà per sempre se succederà ancora. Poi potrebbe essere che non succeda più, come nella maggior parte dei casi, e quindi probabilmente si viene a patti con l’aborto, lo si relega in fondo alla memoria. Ma nel momento in cui una donna fa un test di gravidanza dopo aver avuto un aborto, non prova la gioia sconfinata di chi ha atteso quel positivo con trepidazione. Prova spavento, ansia. Ha paura di rivivere ancora quel brutto momento in cui le hanno comunicato che non c’era battito, oppure di trovare delle perdite di sangue da un momento all’altro. L’innocenza e la gioia dei nove mesi di gravidanza sono persi per sempre, dopo un aborto. La cosa in assoluto più brutta, per quanto mi riguarda, è sentirsi dire certe cose da chi non ci è mai passato. Capita addirittura che un’infertile ti dica: “Non sai cosa darei io per vedere un positivo ogni tanto“, ma è un’affermazione stupida. Tu, infertile, certamente vorresti vedere un positivo, ma sono sicura che vorresti pure che quel positivo durasse nove mesi. Sai cosa vuol dire vedere un positivo e illudersi, volare con la mente, e poi trovarsi con un aborto in atto? No, non lo sai. Così come io non so quanto sia dura veder passare gli anni senza mai avere un positivo. Io posso dire che, alla luce della mia storia, avrei preferito di gran lunga non essere mai rimasta incinta piuttosto che subire quattro aborti.

Un’altra cosa dolorosa da sentirsi dire è: “Sii più positiva“, quando comunichi che sei incinta. Come se poi, quando va male, fosse colpa tua che non sei stata abbastanza felice alla vista del test. Come no. Certo che ero felice. Io sono stata felice al secondo test positivo, ma non per questo non ero preoccupata. Al momento della prima ecografia, quando si è vista solo la camera gestazionale vuota, ho anche sperato che l’embrione comparisse dopo. Ma vi do una notizia: se le cose promettono male, di solito vanno male. Inutile perdersi nei forum a cercare tutte quelle storie di donne che hanno avuto perdite per nove mesi e però hanno avuto i loro figli, o di quelle che raccontano che a 8 settimane di gestazione non c’era l’embrione e poi è apparso. Di solito sono storie false. Non per la cattiva fede di chi le racconta, ma per l’imprecisione delle loro descrizioni.  La maggior parte di quelle che racconta queste storie miracolose non sa esattamente quando ha concepito o non sa descrivere quali fossero i suoi problemi e quindi grida al miracolo. Ma credetemi: se le tabelle ufficiali ginecologiche dicono che l’embrione a 6 settimane deve avere il battito, perché hanno studiato milioni di embrioni ed è sempre così, allora è vero. Stop. Se il vostro embrione non ha il battito difficilmente apparirà più tardi. Ho una lunga esperienza in queste cose, lunghissima.

Quando poi hai avuto due aborti, e rimani incinta per la terza volta, la sensazione è quasi di “forza, muoviamoci ad abortire, ché voglio arrivare alla fine il più presto possibile”. Non puoi credere che ti andrà bene. Non prenoti l’ecografia alla sesta settimana, tanto sai già che sarebbe un’angoscia inutile. Meglio aspettare. E poi magari abortisci di nuovo. Ecco: ora fai parte della categoria delle poliabortive. Ti prescrivono un sacco di esami e, nella maggior parte dei casi, non trovano niente. Ti dicono di continuare a riprovare, ché è solo sfortuna.

Il quarto aborto per me è stato il più difficile da sopportare, finora. Un po’ perché il test positivo coincideva con la data parto della terza gravidanza e col mio compleanno, quindi ho sperato in un regalo. Un po’ perché dopo tre aborti pensavo di aver ormai esaurito tutte le casistiche negative. Un po’ perché erano mesi che, su suggerimento dell’ematologa, prendevo vitamine a dosaggi altissimi e avevo fatto iniezioni di eparina (inutili nel mio caso) subito dopo il test positivo. Un po’ perché mio marito aveva finalmente degli spermiogrammi ottimi. Un po’ perché ho abortito e dopo poco era Natale e io, nonostante il mio realismo e nonostante le esperienze negative, mi vedevo dare l’annuncio della gravidanza proprio a Natale. E’ stato difficile. Ho fatto lo stesso l’albero, per tirarmi su di morale, per essere circondata da decorazioni allegre che davano calore alla casa, ma ho passato settimane nere, nerissime.

Posso dire che preferirei non rimanere mai più incinta piuttosto che abortire di nuovo? L’ho anche già detto fin dal primo aborto, per la verità. Perché il non vedere più un test positivo non ha grossi impatti sulla mia vita. La mia vita rimane così com’è. Posso pianificare cose a lungo termine, perché tanto non sarò incinta. Posso rimanere delusa dall’arrivo delle mestruazioni, ma si tratta di un giorno o due e poi la vita riprende come sempre. Posso uscire, ridere, scherzare con gli amici perché non sto subendo un lutto. Quando abortisci non soffri solo alla diagnosi di aborto e dopo. Soffri anche prima. Soffri a partire dal test positivo, perché hai paura. Poi vai avanti per alcune settimane, finché dura la tua gravidanza, in preda al timore di veder scomparire i sintomi o di avere delle perdite. Poi, se sei fortunata, hai le perdite e abortisci naturalmente. Se invece sei sfortunata arrivi alla visita, c’è incertezza sull’evoluzione della gravidanza e ti rimandano alla settimana successiva. E poi, ti cade la tegola in testa. E magari ti tocca pure andare a fare un’isterosuzione. E poi non è finita, perché dopo un qualsiasi aborto devi fare un’ecografia di controllo a distanza di un mesetto per vedere che sia tutto a posto. Quindi come minimo passi due mesi della tua vita ad angosciarti e soffrire e solo dopo potrai rialzarti. Se invece va peggio, e l’aborto avviene più avanti, i mesi aumentano. Magari sono tre mesi, o quattro, o cinque. E in quei mesi tu vivi in un limbo, sospesa. Non sai se lasciarti andare alla speranza oppure alla tristezza. Non sai se dirlo agli altri o tenerlo per te. Non sai come comportarti perché hai paura delle domande. E quando poi crolli, comunque devi spiegare, almeno alle persone che ti stanno più vicine, perché magari vuoi passare dei giorni rintanata in casa e non te la senti di frequentare gli altri.

Per cui no, un aborto non è solo un avvenimento puntuale, un qualcosa che succede da lì in avanti. Essere abortive, dopo il primo aborto, e soprattutto dopo il secondo, implica il soffrire per mesi. E implica il non poter dimenticare. Quei bambini non sono mai esistiti se non nelle mie fantasie e aspettative, ma è impossibile non pensare che il primo ora avrebbe due anni e mezzo, o che il secondo avrebbe quasi due anni, o che il terzo avrebbe quasi un anno, o che il quarto avrebbe due mesi.


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5w+0d

Cinque settimane oggi. Che vuol dire, per chi non lo sapesse, che il feto ha tre settimane, perché si conta a partire dall’ultima mestruazione  ma ovviamente le prime due settimane sono nulle perché l’uovo non esisteva ancora. Come mi sento? Felice. Prendo un giorno alla volta, e non pensavo di riuscirci. Ok, lo so che sono solo all’inizio, ma mi sono sempre immaginata nel panico non appena visto il test di gravidanza positivo. E invece no.

Quando ho fatto il test venerdì scorso, e ho visto la linea sottile sottile, sono riuscita a non pensarci per tutto il pomeriggio e per tutta la sera, finché il mattino dopo ho ripetuto il test. E adesso viene il momento clou: dirlo? Non dirlo? A chi dirlo? Ovviamente alla famiglia, perché non sono il tipo da tenere segreti. E poi perché? Se anche succedesse qualcosa, mica sarebbe una colpa, e avrei bisogno di essere consolata, perciò… Alla mia più vecchia amica? Sì, perché è incinta e anche lei mi ha sempre detto tutto, perciò non ho motivo di mantenere segreti. Poi basta: per ora aspetto un po’. Voglio almeno essere sicura che, alla prima visita, ci sia veramente qualcuno qui dentro.

Per adesso i sintomi sono: fastidio (molto leggero) alle gengive, seno molto ingrossato e gonfio, come se fosse pieno d’acqua. Un po’ di acidità di stomaco al pomeriggio. Niente nausee, niente altri sintomi, tranne qualche crampetto tipo mestruazioni ogni tanto. La sensazione del seno è stranissima: è lo stesso tipo di dolore alle ghiandole che mi sentivo quando ero in fase di sviluppo. Adesso capisco esattamente cosa vuol dire “tender breasts”. E io che pensavo di averlo gonfio tutti i mesi prima dell’arrivo delle mestruazioni! Sì, è vero, era gonfio. Ma questa è una sensazione totalmente diversa: non si può sbagliare.

Le mie paure sono tante: che non ci sia il battito cardiaco, che la gestazione si fermi prima ancora di fare la prima ecografia, che mi capiti di abortire, che la villocentesi che farò dia un risultato positivo e quindi debba abortire. Però, nonostante questo, non sono preoccupata. Non ci penso costantemente come mi immaginavo prima di essere incina. Vedremo, mi dico. Vedremo cosa succederà. Da un certo punto di vista mi fa paura anche parlarne qui sopra, parlare dei miei sentimenti e delle mie sensazioni, perché se dovesse andar male avrei di fronte a me, nero su bianco, tutte le mie parole di gioia, e mi farebbero ancora più male. Però se sto a pensare a queste cose va a finire che non scrivo niente fino alla nascita: e allora a cosa serve questo blog? L’ho aperto appunto per sfogare i miei sentimenti, positivi o negativi che siano, e quindi devo farlo. Voglio farlo.

Per adesso gli voglio bene e penso a lui. Penso che sia un maschio (nonostante io voglia una femmina). Gli dico delle cose, mentalmente. Mi immagino di tenerlo in braccio e mi sento una cosa dentro che è indescrivibile… anzi no: è la stessa sensazione di tenerezza e amore che provo quando tengo in braccio i miei gatti adorati. Non è diverso: loro sono parte della famiglia e sono esseri indifesi e un bambino è esattamente la stessa cosa.

Ho comprato dei giornali di incintaggine e gli ho comprato un regalino! Nove anni fa, in viaggio di nozze, abbiamo comprato una maglietta piccolina per il nostro futuro bambino, per potergli dire “Questa te l’abbiamo comprata quando ancora non esistevi, perché pensavamo a te”. Due anni fa gli ho comprato un paio di babbucce azzurre (il rosa non mi piace) che ho appeso in camera mia, in attesa di usarle. E così ieri ho colto l’occasione per comprare una cosa che ho sempre desiderato: una tutina carinissima con il cappellino. L’avrei voluta azzurra, ma facendo i conti di quando nascerà, non c’era la taglia giusta e allora ho ripiegato sul giallo.

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Carina, no? Se tutto va bene, quest’estate gli comprerò altri regalini in giro per il mondo, così saprà che pensiamo sempre a lui!